La denuncia dei sindaci sardi: «Risultati dei tamponi dopo giorni, urge riorganizzare il sistema» – Intervista con Emiliano Deiana

«Mi ha sorpreso che l’assessore, con cui abbiamo sempre cercato di collaborare in tutto il periodo del lockdown e post-lockdown, abbia fatto un’uscita di quel tipo. Forse c’è un po’ di nervosismo da parte della Regione, ma noi siamo qui con spirito di collaborazione. Ci sono dei punti che a noi non tornano e cerchiamo di evidenziarli.»

Nell’isola monta la protesta dei Comuni nei confronti della Regione, dopo l’attacco dell’assessore alla Sanità Mario Nieddu che negli scorsi giorni si è scagliato contro i sindaci, rei, a suo dire, di un eccessivo allarmismo e di troppe lamentele legate alla gestione del contagio. Ne abbiamo parlato a Extralive mattina con Sergio Benoni, Giovanni Follesa e con Emiliano Deiana, sindaco del Comune di Bortigiadas e presidente di ANCI Sardegna: «Ancora oggi non c’è una procedura che consenta ai sindaci di avere in tempi normali l’esito dei tamponi, e quindi una mappatura completa dei positivi. I risultati arrivano dopo giorni, talvolta dopo settimane, non abbiamo la possibilità di concorrere e aiutare ATS nel tracciamento dei contatti.» Inoltre, aggiunge Deiana «i lockdown locali di Orune, Aidomaggiore, Gavoi, sono stati decisi dai sindaci, mentre – facciamo l’esempio più clamoroso – a Codogno è intervenuto il governo. C’è qualcosa che non funziona.» Le richieste dei sindaci sardi, precisa Deiana, non vogliono essere un attacco, ma sono segnalazioni necessarie per risolvere dei problemi di carattere sociale e sanitario: «Siamo in grado attraverso i servizi sociali, soprattutto nei paesi più piccoli, di ricostruire la mappa dei contatti meglio di ATS, che talvolta ha una regia troppo lenta che non consente di prevenire la diffusione del virus. A Fiumicino, chi fa il tampone ha l’esito dopo due ore

«Mi pare» aggiunge Deiana, «che dopo l’estate ci sia stato un generale rilassamento sia da parte della cittadinanza sia da parte delle istituzioni, che avevano il compito di ricostruire un sistema sanitario che allargasse la disponibilità delle terapie intensive e rafforzasse gli ospedali covid. Si è invece pensato che il virus fosse sconfitto, e questo è stato un errore. C’è stata una continua schermaglia tra regione e governo che mi ha lasciato molto perplesso. Era il momento per riflettere sulla riorganizzazione del sistema sanitario, con un virus che sapevamo sarebbe tornato nell’autunno, e sull’organizzazione del sistema scolastico, per permettere ai bambini e ai ragazzi di frequentare gli istituti in sicurezza. Abbiamo fatto delle proposte, ma mi è sembrato di cogliere una tendenza a sottovalutare il problema. Oggi ci ritroviamo in questa situazione, e richiamare il fatto che bisogna riorganizzarci e sentirci rispondere “state zitti, voi dovete vigilare” a me pare eccessivo. Non si possono lasciare i cittadini da soli, ed è necessario collaborare ed avere una strategia regionale, altrimenti le cose non possono funzionare.»

«Non colpevolizziamo ATS che,» aggiunge il presidente di ANCI Sardegna, «avrà i suoi problemi che non dipendono dalla volontà dei singoli ma da altri fattori. Abbiamo semplicemente posto un problema, facendo notare che le cose potevano essere meglio organizzate. Se c’è la volontà siamo in tempo per riprendere e contenere la diffusione. Nessun allarmismo, ma guardiamo la realtà.»

Una denuncia anche sulle criticità legate al sistema di trasporti dell’ARST, con i pendolari che saturano le linee: «Uno dei punti che tutta l’estate abbiamo cercato di far comprendere. Dispiace essere arrivati alla riapertura delle scuole in queste condizioni. Le soluzioni sono poche: o si raddoppiano le corse, o si fanno i turni. Così gli autobus non possono viaggiare e facilitano la diffusione del virus. È inutile anche il metro di distanziamento a scuola, se gli studenti viaggiano per un’ora tutti attaccati.»

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