Giornalismo d’inchiesta – Un caffè a Radio X con… Cecilia Anesi

Cecilia Anesi

«Sono arrivata a Cagliari perché sto collaborando con il periodico di giornalismo d’inchiesta indipendente Indip, una testata che mancava moltissimo qui in Sardegna. Di Sardegna forse non si parlava abbastanza, e sembrava che non succedesse nulla quando invece sempre più filoni d’inchiesta internazionali, sempre più indagini ci portano sino a qui.». L’ospite di questo appuntamento con “Un caffè a Radio X”, in compagnia di Ilene Steingut, è Cecilia Anesi, giovane giornalista che a soli 32 anni è stata premiata con il “CEI SEEMO Award for Outstanding Merits in Investigative Journalism”, prestigioso premio internazionale assegnatole per un’inchiesta su un traffico internazionale di droga in tempo di pandemia. Con lei abbiamo parlato di giornalismo investigativo e del suo percorso di vita: «Dopo la City University di Londra, dove ho studiato giornalismo e sociologia, invece di fare un master ho scelto “il master della strada”. Sono andata a Napoli dove ho vissuto per due anni iniziando da subito a lavorare come giornalista freelance; un lavoro che ho continuato a fare per 10 anni, fondando però insieme a dei colleghi l’IRPI (Investigative Reporting Project Italy), il primo centro di giornalismo d’inchiesta in Italia. Quando ho iniziato a studiare giornalismo volevo fare la reporter di guerra, poi ho fortunatamente cambiato idea e ho scelto il giornalismo d’inchiesta perché sono molto curiosa e credo che sia l’unico tipo di giornalismo che permette di andare veramente a fondo sulle cose, di “unire i punti”. […] Recentemente qui in Sardegna abbiamo fatto un lavoro di tracciamento degli asset degli oligarchi russi; ci siamo occupati poi della pesca del tonno rosso, e portato avanti un’altra inchiesta che abbiamo chiamato “La nobiltà venezuelana che scava il mondo”, che è riuscita ad aprire il registro imprese del Lussemburgo e ci ha consentito di capire chi sono i veri responsabili del disastro ambientale delle miniere di Furtei.»

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