Emergenza attività commerciali, Emanuele Frongia: «L’ammortizzatore sociale non può essere l’impresa»

«In altri Paesi alle aziende in crisi viene data liquidità, qui l’unica proposta è quella di farci indebitare ulteriormente. Intanto, tutto quello che è stato messo in campo dopo un mese e dieci giorni sono promesse. Al momento siamo in attesa. Stiamo pagando lo scotto di non aver fatto tantissime riforme quando andavano fatte. Oggi la lentezza delle amministrazioni e della burocrazia ci stanno fregando. In questo momento quello che serve è liquidità, oppure provvedimenti che riguardino dipendenti, affitti e fornitori. Se non si vuole immettere liquidità nelle aziende bisogna potenziare il credito d’imposta.»

Cassa integrazione, garanzia di accesso al credito, agevolazioni fiscali: i provvedimenti del governo non lasciano tranquilli i titolari delle attività commerciali cittadine, che vivono una situazione di grave crisi e che ancora non sanno quando potranno riprendere a lavorare. Ne abbiamo parlato con Sergio Benoni, Giovanni Follesa e con Emanuele Frongia, rappresentante di Confesercenti.

Come si attrezzeranno le attività di ristorazione per accogliere i propri clienti? «Vedendo quello che è successo in altri paesi, immagino che ripartendo avremo la metà dei coperti, che dovremo dotare tutti i dipendenti di DPI per lavorare. Non ci sarà una grande serenità nel rimanere uno vicino all’altro. Proveremo a potenziare i servizi di delivery, e lavoreremo molto più su prenotazione rispetto a prima. Non sarà facile. Aspettiamo il vaccino per fare una grande festa tutti insieme.»

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