Vi racconto “Il giardino dei ciliegi”: intervista con Alessandro Serra

Un’opera di cui già si parla e che farà parlare di sé: sino a sabato 16 novembre al Teatro Massimo va in scena “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov, per la regia di Alessandro Serra, già premio Ubu 2017 con “Macbettu”. Una produzione Sardegna Teatro, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Stabile del Veneto, TPE – Teatro Piemonte Europa, Printemps des Comediéns in coproduzione con Compagnia Teatropersona, Triennale Milano Teatro, che arriva a Cagliari in prima nazionale ad aprire la stagione della grande prosa del CeDAC. Un’opera, scrive il regista, che è “un valzerino allegro in una commedia intessuta di morte; comicità garbata, mai esibita, perfetto contrappunto in un’opera spietata e poetica”.

Ne abbiamo parlato a Extralive mattina con Sergio Benoni, Andrea Prost e in collegamento telefonico con Alessandro Serra:

«Sono tornato a un autore che amo profondamente e che profondamente mi corrisponde. Era un sogno che avevo da moltissimi anni: poter mettere mano, ritradurre, riscrivere, ridar vita, come sempre accade in teatro, ad un’opera che probabilmente è la più importante del novecento. In quest’ opera Čechov ha letteralmente reinventato il teatro, dal punto di vista della drammaturgia. Come insegna il nostro maestro Beckett, io cerco di “fallire meglio” e di andare avanti, senza seguire le logiche del mercato o ciò che sembra opportuno o utile. Secondo alcuni sarebbe stato opportuno continuare sulla stessa linea di Macbettu. Ci sono addirittura alcuni che pensano che abbia fatto Il giardino dei ciliegi in sardo. Dico sempre, per sdrammatizzare, che l’avrei intitolato Il giardino del mirto, più che dei ciliegi…»

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