Emergenza trasporti in Sardegna: quali idee per il futuro della continuità territoriale?

Per i sardi diventa sempre più difficile viaggiare e muoversi dall’isola: dopo la cessazione del collegamento Cagliari-Civitavecchia da parte della Tirrenia, sarà la compagnia Grimaldi a coprire la tratta per i prossimi sei mesi. Problemi all’orizzonte anche con la continuità territoriale aerea, con la neonata compagnia Ita che prossimamente subentrerà ad Alitalia e che potrebbe non garantire un adeguato numero di collegamenti da e per la Sardegna.

Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive con Sergio Benoni, Giovanni Follesa e con l’avvocato Giovanni Dore: «In Sardegna ci siamo forse un po’ assuefatti a questo tipo di precarietà, e siamo forse anche stanchi di protestare. Il sistema della continuità territoriale, fermo al 1999, è sicuramente da ripensare. In tanti oggi guardano al sistema spagnolo, che detto in termini molto semplici prevede una libera concorrenza con un forte contributo da parte dello Stato in favore dei residenti, in modo da mettere in concorrenza tutte le compagnie aeree e al contempo garantire un prezzo basso per i cittadini. Un sistema che sarebbe interessante sperimentare per alcune tratte ma che potrebbe prestarsi a una sorta di “cartello”, e sarebbe quindi da monitorare con attenzione. La prossima scadenza importante da tenere a mente è quella del 15 ottobre, data in cui Alitalia cesserà di volare e partirà il servizio della compagnia Ita. In teoria questo potrebbe essere un periodo positivo per una flotta sarda, sul modello della Corsica, proprio perché con la cessazione del servizio dei tradizionali vettori (Alitalia e Tirrenia) che assicuravano quasi in monopolio e quasi con convenzioni dirette, poteva esserci la possibilità per impostare un nuovo soggetto di trasporti che si occupasse delle due cose. Questo in un mondo ideale: ma noi siamo abituati a un sistema italiano e sardo nel quale la politica si mangia e spolpa anche le buone idee. Oggi come oggi direi che l’ipotesi, dal punto di vista economico e di servizio potrebbe avere un senso, ma non vedo prospettive di tipo politico per un’ideazione e soprattutto una gestione economicamente sostenibile di un servizio di questo tipo.»

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