Puzza di bourbon, gasolio e malinconia: ecco l’album de La Città di Notte

Il blues e il cool jazz che incontrano la canzone italiana, un suono démodé che puzza di sigarette e bourbon, di gasolio e olio motore, graffiante e malinconico allo stesso tempo: è finalmente arrivato il primo album de “La Città di Notte“, progetto che nasce dall’incontro di quattro musicisti, Diego Pani (voce), Andrea Schirru, (piano) Frank Stara, (batteria), e Edoardo Meledina (contrabbasso) provenienti da diverse band del panorama musicale sardo (King Howl, Dancefloor Stompers, Stone Seeds), accomunati dalla passione per la musica afroamericana e lo swing italiano anni ’50.

Il videoclip di “Belzebù”

Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive mattina con Diego Pani, frontman e voce della band: «Ci abbiamo pensato tanto. Far uscire un album adesso, senza poter fare concerti, poteva essere problematico soprattutto a livello promozionale: ma abbiamo deciso di farlo lo stesso, anche per dare un segnale. La musica è qui per restare.»

“La Città di Notte su Spotify”

«Il progetto nasce dal mio ritorno in Sardegna. Ho vissuto in Nord America per un po’ di tempo e sono tornato qui con la voglia di creare una nuova band. Ho cercato musicisti a me vicini che apprezzavo sia dal lato umano che artistico: insieme abbiamo provato a mettere in piedi un progetto che nelle primissime fasi doveva essere in inglese. Abbiamo però poi deciso di usare l’italiano cercando di sfruttare la tradizione della canzone italiana per esplorare quei mondi musicali come il blues, il cool jazz, lo swing degli anni ’40 e ’50 per parlare di noi e del nostro presente. È la prima volta che scrivo testi in italiano: non essendoci abituato, è un po’ come essere in uno di quei sogni in cui ti ritrovi nudo alla scuola elementare o in palestra. All’inizio è stato anche un po’ difficile, ma per me era importante che “a questo giro” la gente capisse ciò che stavo dicendo. È stato difficile ma è molto gratificante.»

info / La Città di Notte su facebook

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