Amministrative, Giuseppe Farris a Extralive: «Ecco le mie idee per Cagliari. Nessuna possibilità di dialogo con un centrodestra a trazione Fratelli D’Italia»

Dalla realizzazione delle piste ciclabili ai lavori di riqualificazione di via Roma e del mercato di San Benedetto, alla gestione del Teatro Lirico, al progetto di fusione degli aeroporti sardi, sino alle possibili alleanze con centrodestra e il PSd’Az – Il candidato sindaco della lista civica “CiviCA2024” Giuseppe Farris è intervenuto questa mattina ai microfoni di Extralive per rispondere alle domande degli ascoltatori e per fare chiarezza sulle posizioni dello schieramento in corsa per la poltrona di primo cittadino della città.

In questi giorni si è parlato molto del vostro programma in relazione alle piste ciclabili. Ma veramente siete contro le piste ciclabili e la viabilità alternativa?

Assolutamente no, noi siamo contro le piste ciclabili fatte male. La sua domanda mi dà l’opportunità intanto di dire che queste piste ciclabili sono state realizzate senza una preventiva analisi di fattibilità tecnico-economica e sono state poi realizzate senza che abbia fatto seguito, come invece avrebbe dovuto avvenire per obbligo di legge. In base ai dati della FIAB, cioè la federazione dei ciclisti, risulta che le ciclabili a Cagliari siano occupate da meno di cento ciclisti dal giorno. Questo mentre in città entrano centocinquantamila auto, e negli ultimi dieci anni sono stati soppressi milleduecento parcheggi. Noi crediamo che la mobilità alternativa si possa incentivare ma su assi secondari, non su quelli principali. Il tema tuttavia è così divisivo che non l’abbiamo inserito nel programma ma abbiamo attivato una raccolta firme per sottoporre il tema a un referendum consultivo.

Oggi Cagliari soffre molto il problema del traffico. Qual è la vostra visione rispetto a questo tema e a quello degli assi viari che portano quotidianamente in città una marea di automobili?

Il tema io credo che oramai si presti a delle riflessioni che sono troppo spesso condite da pregiudizi. Viviamo un’epoca, in cui la sensibilità per l’ambiente è dominata da pensieri, passatemi l’espressione, eco-fanatici. Si parla del dell’inquinamento delle automobili: forse non tutti sanno che la CO2 prodotta da automobili in Europa è meno dell’1% di quella complessiva. È evidente che la transizione energetica non si affronta eliminando le automobili, ma consentendone un impiego più razionalizzato. Se si fanno le piste ciclabili in centro in città come Cagliari, l’inquinamento paradossalmente cresce e non diminuisce perché si sono eliminati gli stalli senza realizzarne di nuovi e le macchine circolano con automobilisti alla guida che, come ho detto, sembrano criceti impazziti alla ricerca di un parcheggio.

In città come Amsterdam, Berlino, Barcellona, Valencia e tante altre città europee le piste ciclabili si fanno proprio nel centro per alleggerire la pressione delle auto, e anche per venire incontro a un turismo sempre più orientato verso la mobilità su due ruote: perché non a Cagliari?

Non confondiamo le pere con le mele. Stiamo parlando di città che hanno la metropolitana sotterranea, città pianeggianti e che non hanno un’età media di 53 anni. Noi siamo a favore delle ciclabili che non impattano sulla viabilità. Siamo a favore delle ciclabili intelligenti, non delle ciclabili a tutti i costi.

Su questo ci trova perfettamente d’accordo: ogni giorno collezioniamo decine di telefonate di utenti che ci segnalano ciclabili che terminano nel nulla, attraversamenti pericolosi, situazioni borderline dal punto di vista della sicurezza. Rimaniamo sulla viabilità. Se dovesse diventare sindaco erediterà dal centrodestra una serie di cantieri ancora aperti. Uno su tutti è quello che riguarda la via Roma. Cosa pensa della ristrutturazione in corso in via Roma, della riduzione della carreggiata sul lato portici? È favorevole al tunnel o alla trincea sul lato porto?

Sono nettamente contrario. La via Roma è uno dei simboli dell’identità cittadina e questo cantiere sta violentando l’identità cittadina. Io ho fatto parte dell’amministrazione Floris e noi avevamo concluso quella consiliatura lasciando praticamente le chiavi in mano per l’apertura del cantiere che prevedeva il tunnel sotto via Roma, che poi Zedda decise, devo dire con poco coraggio, di non aprire. […] In via Roma si sono aperti i cantieri perché è passata l’idea che aprire cantieri sia sempre cosa buona e giusta: sono invece dell’idea che determinati finanziamenti possano diventare addirittura dannosi per la città. la burocrazia bisogna avere certe attitudini che altrimenti portano la burocrazia a rinchiudersi in se stessa. […] La burocrazia di sua natura è conservativa, tende a non assumersi responsabilità e a non assumere dei rischi. Spetta alla politica avere la capacità, intanto di possedere delle conoscenze tecniche che siano almeno pari a quelle dei burocrati e poi di riuscire a fa vedere che c’è una strada che si può percorrere insieme.

Com’è nata questa candidatura e soprattutto quali possono essere – se ci saranno – eventuali alleanze politiche? Abbiamo letto nelle pagine dei giornali che la candidata ufficiale del centrodestra, Alessandra Zedda, avrebbe aperto al dialogo anche con CiviCA2024.

Le motivazioni di questa candidatura sono molto semplici: è un atto di ribellione nei confronti dell’amministrazione della città che peraltro io, come ho detto in tante altre occasioni, vedo perfettamente sovrapponibile all’amministrazione Zedda: un sindaco giovane di destra “destra” sovrapponibile nella sua azione di governo ad un sindaco giovane di sinistra “sinistra”, a conferma che gli opposti in politica molto spesso coincidono e si toccano fra di loro. Non è possibile trovare un accordo con questo centrodestra per gli stessi motivi. Questo è un centrodestra a trazione Fratelli D’Italia e un centrodestra in perfetta continuità con la giunta Truzzu. Lo vediamo nei suoi interpreti, lo vedremo meglio nei prossimi giorni nella composizione delle loro liste e quindi non ci può essere un contatto tra la nostra visione e la loro visione. Siccome noi non siamo alla ricerca né di poltrone né di poltroncine, il dialogo non può neanche nascere.

E nei confronti di una forza come il Partito Sardo d’Azione?

La posizione del PSd’Az l’ho appresa dai giornali, se ci chiederanno un’interlocuzione avverrà alla luce del sole. Ad oggi non è avvenuta alcuna interlocuzione.

Torniamo alla visione della città: quali sono gli elementi caratterizzanti?

Un tema che vedo che sta sfuggendo al dibattito cittadino, ma anche a quello nazionale, è quello della transizione energetica. Chi lo approfondisce non sono tanto le parti politiche, se non in modo “diciamo così “post ideologico”, ma è l’apparato burocratico che pensa bene di affrontare questo fenomeno attraverso l’individuazione di un modello unico di città in Europa.

Di conseguenza, dopo il 2010 ci ritroviamo con i finanziamenti comunitari finalizzati agli enti locali che sottendono a questo modello unico di città europea. Accade dunque, per stare all’esempio di poco fa, che un sindaco come Massimo Zedda impieghi questi fondi per realizzare un lungomare del Poetto che magari a qualcuno piace pure, sicuramente ai più giovani che non hanno conosciuto un altro Poetto. Ad altri, come Paolo Fadda o Giorgio Todde, che scatenò una straordinaria polemica sostenendo che i nuovi chioschi color ruggine ricordavano dei relitti del passato sovietico.

Son passati molti anni, ma insomma ci fu una polemica che partiva da sinistra e si cominciava a capire che si stava violentando l’identità della città. Ora il tema è proprio questo: ci sono dei finanziamenti comunitari che a mio avviso sono dannosi perché non preservano l’identità della città, un tema che dovrebbe essere oggi trasversale, a destra come a sinistra. E invece noi vediamo che questo tema viene completamente disatteso. È un tema che non viene neppure compreso, non c’è. Non si è sviluppata una sensibilità da parte della politica e un’attenzione a come si maneggiano poi questi finanziamenti. Credo che si debba partire da qui.

Non c’è il rischio di arrivare alla conclusione che tutto ciò che c’era una volta sia per definizione più bello?

Credo che questa sia una semplificazione. È bello ciò che è bello. Per stare sull’esempio dei finanziamenti comunitari, possiamo prendere ad esempio il mercato di San Benedetto: qui si vanno a spendere cinquantasei milioni di euro tra il mercato di San Benedetto che si dovrà realizzare e quello provvisorio.

A me sembra un atto criminale. lo dico senza mezzi termini: stiamo intervenendo su un altro dei beni identitari della città. Aveva bisogno di una ristrutturazione? assolutamente sì. Per farla bisognava buttarlo giù e farlo da capo? Credo proprio di no. Tra l’altro è un’opera facile da realizzare. Sappiamo tutti che sono due rettangoli sovrapposti. Si poteva lavorare per segmenti consentendo agli altri concessionari non interessati dai lavori di continuare la loro attività. Invece si è deciso di raderlo al suolo e di rimuovere i parcheggi tutto intorno a quell’area, e utilizzare la piazzetta Amedeo Nazzari per quello provvisorio: l’unico spazio all’aperto in centro città dove poter realizzare delle manifestazioni artistiche, inaugurato nel 2019 con quattro milioni e mezzo di euro di fondi regionali e comunitari. Mi sembrano esempi folli di amministrazione.

Lei ha detto che in molti casi è difficile intervenire su progetti già definiti come via Roma. Nel caso del mercato di San Benedetto si potrebbe intervenire per rimediare?

Assolutamente sì. Il mercato di San Benedetto è sicuramente uno di quegli esempi in cui le varianti in corso d’opera si possono realizzare.

Visto che Giuseppe Farris è stato anche nel Consiglio di indirizzo del Teatro Lirico, si è dimesso nell’aprile 2020, ci può dire qual è lo stato di salute del Teatro Lirico?

Dal punto di vista finanziario è ottimo. Ma è ottimo non per meriti di chi lo amministra, ma per una volta è ottimo per merito della pandemia: sotto la pandemia non si è andati in scena. Le rappresentazioni sono il costo principale che incide sul budget del teatro. In quel periodo si è continuato a ricevere i finanziamenti da parte dei soci e quindi la situazione del teatro si è risanata. Le maestranze del teatro poi, ma non mi voglio appropriare di un giudizio che è largamente diffuso, sono straordinarie. Noi abbiamo tra l’altro uno dei pochi contesti dove c’è effettivamente meritocrazia. I concorsi per i professori dell’orchestra sono dei concorsi fatti bene. Detto questo, la gestione del teatro non incontra né il mio gradimento né quello del pubblico: ha perso spettatori, ha perso abbonati. Sulle scelte artistiche si poteva fare meglio. La gestione manageriale credo sia la peggiore che io abbia mai conosciuto da quando seguo le vicende del teatro, cioè da trent’anni… Anche il progetto del Parco della Musica non è mai decollato. Ma ve lo immaginate un sovrintendente che accetta che si piazzi un mercato provvisorio in piazza Nazzari? Viviamo in una città strana dove non si capisce più il perché di certe scelte. Un altro sovrintendente si sarebbe incatenato per evitarlo: i ruoli non vengono interpretati non dico con onore, ma neanche con dignità.

L’ultima domanda, che stiamo facendo a tutti i candidati: qual è la sua posizione sulla fusione dell’aeroporto di Elmas e sul progetto che insiste sull’area “ex Fas”?

Io sono assolutamente contrario. C’è un sostanziale disegno per allontanare le auto dalla città: al di là dell’impatto che avrà su un asse strategico come quello che conduce all’aeroporto. Oggi a Cagliari stiamo ritornando ad un concentrato di potere nelle mani di sostanzialmente due soggetti: anche questo credo che sia un tema su cui non si stanno sviluppando adeguate riflessioni e penso e spero che questa città abbia degli anticorpi. Quello che vedo francamente non mi piace.

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