Cemento sulle coste della Sardegna: i lettori di “Domani” finanziano un’inchiesta sugli attacchi al PPR

Piano Paesaggistico, coste e salvaguardia dell’ambiente: ne abbiamo parlato all’interno di Extralive mattina con Sergio Benoni, Giovanni Follesa e con Paola Pintus, giornalista e autrice per il quotidiano “Domani“, di un’inchiesta articolata dal titolo “La destra del cemento all’assalto della Sardegna“: un “reportage su commissione”, tra i primi ad essere supportati e finanziati con un crowdfunding dai lettori della testata diretta da Stefano Feltri, che conferma l’interesse del pubblico per un tema delicato come quello del legame tra la politica e la salvaguardia dell’ambiente.

«Il titolo racconta solo una parte della vicenda, perché in realtà l’approccio “sviluppista” nei confronti delle coste sarde è molto trasversale. Nell’arco di questi anni abbiamo avuto modo di vedere che appartiene sia al centrodestra che al centrosinistra. Il piano paesaggistico regionale doveva essere una norma transitoria, un canovaccio su cui i comuni avrebbero poi dovuto pianificare e inserire le norme adattandole alle peculiarità dei territori. […]»

Tra i temi trattati nell’inchiesta, la legge 21 del 13/07/2020, varata in estate dalla Giunta Solinas: «La “leggina” che dovrebbe contenere l’interpretazione autentica del PPR – oggi impugnata dal Governo – , ha al suo interno un “cavallo di Troia” che mira a demolire l’architrave costituzionale della copianificazione tra stato e regione. C’è un dato molto significativo nell’inchiesta, legato agli alberghi: in Sardegna abbiamo un tasso di occupazione netto da maggio a ottobre del 21%. Il tasso complessivo è del 44%. Questo ci fa capire una cosa in maniera immediata: non abbiamo bisogno di nuove volumetrie, ma l’incremento dell’accoglienza non ha bisogno di nuovi posti letto.»

In Sardegna – si legge nell’inchiesta – “nel 2017 esistevano 206mila posti letto turistici, con un utilizzo netto bassissimo: appena il 44 per cento nel periodo di apertura delle strutture ricettive, da maggio a ottobre. Ancora peggio l’utilizzazione lorda, calcolata su 365 giorni all’anno: appena il 21 per cento.” «Un dato che ci fa capire in maniera immediata che non abbiamo bisogno di nuove volumetrie, perché per incrementare l’accoglienza non c’è la necessità di nuovi posti letto. Quello che forse bisogna fare è offrire un tipo di turismo diverso. Funzionano invece molto bene le piccole strutture ricettive, a conduzione locale o familiare, fortemente legate al territorio e che offrono esperienze legate al territorio. Forse il modello verso cui ci dovremmo orientare è un turismo rispettoso del territorio e dell’ambiente.»

Un’inchiesta in due puntate: «Non posso dirvi molto, ma nella seconda parte cercheremo di capire per quale motivo i PUC non siano stati adeguati al PPR.»

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