Continuità territoriale – Agus: «Necessario garantire il diritto dei sardi di poter tornare nell’isola senza per forza dormire in continente»

Ci sarà ancora da attendere per capire quale sarà il futuro della continuità territoriale aerea in Sardegna: dopo l’apertura delle buste per il primo bando da 37 milioni di euro che dovrebbe coprire i voli per i prossimi 7 mesi, prevista per la giornata di oggi, servirà ancora qualche giorno per capire quali saranno i vettori che si aggiudicheranno le tratte che collegano Roma e Milano agli scali dell’isola, e con quale frequenza i sardi potranno tornare a volare. Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive mattina con Francesco Agus, rappresentante dei Progressisti in Consiglio regionale: «Quando si discute con la Commissione europea, che prende decisioni che valgono per 500 milioni di abitanti, va da sé che una piccola regione come la nostra, con un milione e mezzo di cittadini, finisca per essere sempre parte debole. Il modello corso e quello delle Baleari hanno costi molto superiori ai nostri, però rappresentano una base di partenza su cui fare un ragionamento. Il problema è che la Sardegna ha una situazione estremamente peculiare rispetto alle altre regioni: noi abbiamo 3 mesi all’anno in cui si fa a botte per raggiungere l’isola, e altri 8 che se lasciati alla libertà del mercato rischierebbero di protrarre situazioni come quella che vedremo domenica prossima, quando per raggiungere Roma da Cagliari ci saranno due voli la mattina e un’unica possibilità di rientrare la sera affidata a un volo Ryanair, che costa oggi 400 euro. Siamo totalmente isolati.»

NUOVE PROPOSTE E CRITICITÀ: «Un sistema misto in cui alcuni orari e alcune rotte vengono affidate al libero mercato e altre vengono invece inserite in una fascia protetta coperte da oneri di servizio pubblico, possa essere un sistema adatto alla Sardegna, cercando però di forzare l’idea che una rotta debba essere però in monopolio. È inutile dare una rotta “pregiata” come la Cagliari-Fiumicino in monopolio a una compagnia, impedendo che in alcuni orari possano volare anche altre compagnie a regime di economia di mercato. L’altra alternativa è quella praticata da Corsica e Baleari, che propone il semplice “sconto” sul biglietto aereo a prescindere dal vettore. Il problema reale di quello schema è che è molto costoso. Per dare una misura, la continuità corsa che serve 350.000 abitanti, 1/5 dei nostri, è molto più costosa di quella sarda. Bisogna quindi capire anche cosa ci possiamo permettere. Il problema reale lo vedremo probabilmente, purtroppo, sulla tratta Olbia-Roma, tra le più frequentate nel periodo estivo, ma che da ottobre in poi diventa difficile da mantenere con orari e frequenze soddisfacenti per i cittadini sardi senza avere un aiuto statale. Una regione spopolata come la nostra avrà comunque bisogno di un sostegno da parte delle casse pubbliche, e dobbiamo mettere in conto che ad alcuni orari ci saranno aerei che dovranno viaggiare non a pieno carico. La continuità territoriale è il diritto dei sardi di poter tornare nell’isola senza per forza dormire in continente.»

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