“Facciamo luce sul teatro”: la protesta simbolica degli operatori dopo un anno di buio

Teatri vuoti, un anno dopo: si accende la protesta del mondo dello spettacolo, con gli operatori che in tutta Italia hanno aderito alla manifestazione “Facciamo luce sul teatro”, tenendo le luci accese degli edifici nella sera del 22 febbraio: una protesta fortemente simbolica per chiedere al governo di non dimenticare il settore, allo stremo dopo un anno di inattività causata dalle restrizioni anti Covid, e provare a programmare un futuro che ad oggi manca di prospettive. Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive mattina con Stefano Ledda, rappresentante del Teatro del Segno: «È importante ricominciare a parlare di questo argomento, la situazione è molto complessa. Chi lavora in questo settore oggi è in gravissime difficoltà economiche, ma non solo. Molti progetti, come quello che portiamo avanti noi a Is Mirrionis, hanno bisogno di continuità, di coltivare relazioni. Siamo fermi da un anno e questo significa che non riprenderemo da dove ci siamo fermati, ma dovremo ripartire. Penso che oggi ci siano i margini per provare a programmare delle nuove aperture, ma cercare di riaprire senza la certezza di poter continuare, facendo uno “stop and go” di un mese, per poi richiudere, sarebbe forse più dannoso della chiusura. […] In questo periodo ci siamo confrontati molto con le altre compagnie, abbiamo provato, abbiamo progettato nuovi lavori. Riprendere significherà proporre lavori di grande qualità, perché il pubblico va riconquistato. Ciò che abbiamo perduto in quest’anno non è soltanto il tempo. Sarà molto importante fare delle buone scelte e far venire la voglia di tornare a teatro. Nell’isola è nato il “Coordinamento unico spettacolo Sardegna” che riunisce circa 100 realtà sarde e che è diventato un interlocutore importante per l’amministrazione regionale. Un risultato importante che ci consente di avere una voce unica ed essere ascoltati maggiormente.»

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