Regionali 2024, Graziano Milia a Extralive: «Basta teatrini, la Sardegna merita proposte di alto livello»

«Al di là delle risorse che noi abbiamo ferme, che non sono poche, viviamo in tempi in cui le sfide sono davvero determinanti e decisive e e noi ce le stiamo facendo passare davanti agli occhi senza far niente, senza mettere in campo una visione per il futuro e senza dire che cosa dobbiamo riorganizzare.»

In quali settori sarebbe prioritario investire i fondi in arrivo dal PNRR? Su quali idee e su quali settori puntare per dare nuova linfa allo sviluppo della Sardegna? E come fare per riavvicinare i giovani alla politica? Graziano Milia, sindaco di Quartu S. Elena, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Extralive, con Sergio Benoni, Giovanni Follesa, per una lunga intervista sul presente e sul futuro dell’isola.

L’intervista

«La Sardegna corre davvero dei rischi pesantissimi. Noi abbiamo un piede nel baratro, e i numeri ci condanneranno, se continuano ad essere questi. Corriamo il rischio di diventare una terra disabitata, vecchia, senza nessuna prospettiva per il futuro, senza nessuna visione e che non produrrà più niente. Io avverto questo rischio, un rischio gravissimo. E credo che per affrontare e per scongiurare questo rischio sia necessaria una mobilitazione collettiva e un’iniziativa che coinvolga tutte le forze sane della società.

Come abbiamo fatto, appunto, quando abbiamo dato vita al piano di rinascita. Tutto quello che è stato fatto col piano di rinascita è stato approvato all’unanimità dal Consiglio regionale. Non possiamo continuare con questo teatrino, senza voler offendere nessuno, un rimpallarsi di alternanze che durano da venticinque anni e che non producono niente.»

Il PNRR, un’opportunità per chi ha progetti di alto livello

«Quando è passato il PNRR, tutte le regioni hanno aperto i cassetti e hanno cercato i progetti. C’erano alcune regioni e alcune comunità che avevano progetti di alto livello. Penso alla Lombardia, penso al Veneto, penso all’Emilia penso in parte anche alla Campania. Quando noi abbiamo aperto il cassetto non avevamo progetti di alto livello. Perché in questi anni ci siamo privati di costruire una visione per il futuro della Sardegna. Ecco, noi oggi abbiamo bisogno di una visione, e questa è la proposta che io ho fatto col mio libro.

Non ha la sensazione che questi appelli a una mobilitazione generale, cioè a ritornare a fare politica con la gente, a parlare dei problemi veri, si siano scontrati con le solite “alchimie” di palazzo, con gli accordi precotti, preconfezionati o romani, con una fusione a freddo? Perché c’è stata questa chiusura a riccio della politica, dei partiti, rispetto a agli apporti che figure importanti come lei e Soru potevano dare in questa circostanza?

Beh, innanzitutto io mi auguro che questa occasione non sia persa, e il mondo non finisce col tre marzo, che è la data presunta delle elezioni regionali. Quello che manca temo che sia proprio il non aver compreso i rischi che la Sardegna sta correndo, oppure averli compresi e trovarsi in difficoltà nel trovare risposte e far finta che quei problemi non esistano. Pensando semplicemente che basta cambiare l’abito per trovarsi in una condizione migliore. Ma non basta cambiare l’abito per trovarsi in una condizione migliore perché l’inverno per la Sardegna sarà rigido. E quindi abbiamo bisogno probabilmente di più abiti, di più sensibilità. Credo che da questo punto di vista forse fino ad oggi sia stata persa un’occasione, ma può essere che si possa recuperare. Per quanto mi riguarda e per quanto ci riguarda, noi continueremo a dirlo, continueremo a girare la Sardegna a parlare di contenuti. Il 7 dicembre presenteremo a Cagliari il “Movimento Rinascita Sardegna”, che è un movimento aperto a tutti e dove possono aderire anche persone che hanno altre tessere di partito. Non faremo liste e non avremo candidati. Ma cosa stiamo facendo allora? Ci stiamo occupando di Sardegna. Ecco, tutto lì.

Graziano Milia è sempre stato tirato in ballo come possibile candidato dell’area civica o del centrosinistra per le elezioni regionali, e nei vari sondaggi è sempre apparso in maniera costante e con delle percentuali abbastanza importanti. Questi numeri importanti, in qualche modo hanno solleticato l’idea di una possibile discesa in campo?

No. Io ho ho guardato a questa cosa con molta lucidità e con molta consapevolezza dei bisogni della Sardegna. Non ho guardato proprio a me stesso, anche perché io sono impegnato a fare il sindaco di Quartu, che è una cosa che mi appassiona, che mi piace, e che mi riempie le giornate. Per affrontare anche solo un’eventualità di questo genere, avrei dovuto promuovere una consultazione con con i cittadini di Quartu per chiedere loro se erano d’accordo, perché io ho preso l’impegno di amministrare questa città per cinque anni e intendo continuare a farlo.

Ma al di là di questi discorsi, chiamare in causa Graziano Milia ha senso se si ha intenzione di fare quello quello che ho proposto, cioè di uscir fuori dalla ritualità, dalla riproposizione dello schema che abbiamo conosciuto in questi venticinque anni. Se si parla di patto autonomistico. Il Movimento Rinascita Sardegna nel presentarsi chiederà a tutti i candidati: “Ma voi dinnanzi a problemi come riforma della regione, nuova legge urbanistica, continuità territoriale, sanità, siete disposti a sedervi tutti quanti insieme intorno a un tavolo e a trovare una soluzione comune? Ma questo non c’è stato, non c’è. Però questo non significa che io mi giro dall’altra parte, come dice il titolo del mio libro. Cercare il nome di Graziano Milia perché i sondaggi magari dicono che è uno che ce la può fare non mi sembra sufficiente. Io mi auguro che Alessandra Todde, che Renato Soru, che Alessandra Zedda, Pietro Pittalis, Luca Saba o Sergio Zuncheddu, che Paolo Truzzu, tutti quanti si confrontino con questa necessità. Mi mi auguro che tutti quelli che scenderanno in campo e che hanno l’ambizione di ricoprire quel quel bellissimo ruolo che il presidente di tutti i sardi, ragionino in questa maniera. Questo sarà il mio impegno, il nostro impegno nei prossimi mesi. Un impegno faticoso e difficile: immaginatevi cosa significa partecipare ad un dibattito che di fatto è un dibattito elettorale portando solo dei contenuti, senza liste o candidati. Eppure lo faremo perché riteniamo che sia necessario perché siamo preoccupati per la Sardegna.

L’elezione di Graziano Milia a Quartu in qualche modo è la prova del fatto che l’elettorato non si muove più come un plotone ordinato sugli input di una segreteria di partito. Fare degli accordi a tavolino, non significa automaticamente che quelle percentuali di elettori si sposteranno e andranno a votare in quella direzione. Le sembra che in questa circostanza si stia un po’ dimenticando questo aspetto?

Sì. Al di là degli accadimenti all’interno dei singoli schieramenti, credo che che la politica no, ma anche la democrazia di tutto l’occidente democratico, dall’Europa agli Stati Uniti e la Gran Bretagna, e anche l’Italia quindi, stia conoscendo una crisi profonda della democrazia che si manifesta con cose che non avevamo mai visto: pensate a ciò che è accaduto negli Stati Uniti, o con la Brexit, e pensate alla bassissima partecipazione al voto in Italia e in Francia: il presidente Macron è stato eletto col minimo storico di partecipazione al voto. Non basta evocare il nemico da sconfiggere, da combattere. Ai cittadini si devono portare delle proposte. Devi manifestare una volontà di risolvere, di risolvere i problemi. Noi invece viviamo con una politica e con una democrazia che ha necessità di individuare un nemico e di batterlo. I cittadini dimostrano con la scarsa partecipazione al voto o con voti dissonanti che questa non è la strada giusta: vogliono sentir parlare di cose e vogliono persone che non solo parlano di cose, ma fanno le cose.

Prima lei ha citato suo figlio, che è un un ventenne. Come li convinciamo questi ragazzi ad andare a votare? Perché loro sono i grandi assenti.

È una generazione che manifesta alti e bassi. Ci sono molti problemi, ma ci sono tante ricchezze e noi abbiamo una generazione di giovani che vive e lavora all’estero e che non riusciamo ad utilizzare. Nel mondo globalizzato, è giusto anche che uno lavori e cresca dove più riesce ad esprimere le proprie potenzialità. In questi giovani c’è però anche una volontà di essere utili alla Sardegna, di avere un rapporto, un contatto con la Sardegna. Ecco, noi non questo non riusciamo a crearlo. Io penso che dovremmo crearlo addirittura con uno strumento legislativo: ci sono tanti i sardi che vivono fuori e che vorrebbero dare un contributo alla Sardegna, ma noi non li mettiamo nelle condizioni di poterlo dare.

Abbiamo visto quello che è successo anche a Cagliari, in via Roma: anche a anche da noi è arrivata la famosa protesta dei ragazzi che si distendono per strada per protestare contro l’energia fossile, per cercare di salvare l’ambiente, dire qualcosa, farsi sentire. Forse il vero problema delle giovani generazioni è proprio questo: nessuno è più in grado, non tanto di intercettarli, ma proprio di coinvolgerli, anche nelle scelte importanti che poi tra l’altro riguarderanno loro.

Un tema grande come una casa, come quello del cambiamento climatico, non può non essere vissuto da dalle giovani generazioni come come la prima delle emergenze. E noi a questo dobbiamo dare risposte. Non non possiamo essere così lenti, così impacciati, così invertebrati. Oggi forse si firmerà a Roma l’intesa per la dorsale del metano della Sardegna. Ma se ne parla da vent’anni: il mondo cammina, è veloce, bisogna essere al passo con le sfide e dobbiamo guardarle, le sfide. Non possiamo abbassare lo sguardo magari pensando che a seconda della posizione che si assume si avrà più o meno consenso, come spesso capita alla politica. No, bisogna dire la verità. Bisogna dire le cose come stanno e lasciando perdere la ricerca di facile consenso.

Per restare sulla verità: Graziano Milia che giudizio dà di Alessandra Todde come candidato del cosiddetto Campo largo? Ma guarda, io non non amo parlare delle persone. La conosco poco. Credo che ci parlerò nei prossimi giorni perché ha chiesto di parlarmi e lo farò molto volentieri, come faccio con chiunque. Sono convinto che in questa competizione per la scelta dei candidati alla presidenza della Regione, se emergono dei nomi significa che sono nomi all’altezza, altrimenti non verrebbero individuati. Eviterei però di trasformare queste scelte in una sorta di talent show: punterei sui contenuti, sulle cose da fare. Sulla credibilità nel fare le cose e sull’aver dimostrato di di saperle fare.

Con Renato Soru è da molto che non vi sentite?

Sì, parecchio. Ci sentiamo per messaggio una volta all’anno perché lui compie gli anni il 6 agosto e io il 10 agosto. Però il 10 agosto li compie anche Comandini. Come dice il mio amico Franco Turco, queste sono le cose determinanti per stabilire il carattere delle persone.

Vi aspetto il 7 dicembre al Cesar Hotel alle 17:30 per la presentazione del Movimento Rinascita Sardegna.

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