Gli architetti sardi bocciano il “Piano Casa” della Regione: «Sbagliato nel metodo, nella forma e nelle priorità»

Nuove cubature in zone strategiche tra cui rientra la fascia dei 300 metri dalla costa, con deroghe e aumenti volumetrici importanti anche nelle campagne. A Extralive mattina torniamo a parlare del D.L.108 e del nuovo “Piano Casa” con Paolo Falqui, referente dell’Ordine degli Architetti della Sardegna, a ridosso dell’incontro in Commissione urbanistica nel quale sono intervenuti rappresentanti dei professionisti del settore: «Questo disegno di legge, come i precedenti piani casa, ha come obiettivo quello della riqualificazione e del recupero del patrimonio edilizio esistente, e attraverso l’edilizia dovrebbe rilanciare l’economia. Ha invece fallito su tutti questi piani: questo è l’undicesimo rinnovo del Piano Casa dal 2009 ed è evidente che qualche cosa non abbia funzionato sia nel rilanciare l’economia che nell’avviare un processo di riqualificazione della città e del territorio. Questo perché l’edilizia è stata staccata completamente da qualsiasi strategia di futuro. La politica non è stata in grado di creare una nuova visione sul territorio, e ha fallito anche nel recupero del patrimonio e riqualificazione dei territori, convogliando queste energie in maniera disordinata e disarticolata.» Vorremmo che queste energie fossero utilizzate in maniera efficace ed efficiente: la deroga non può essere lo strumento, ma è necessario convogliarle all’interno di un progetto di città e di territorio.»

Cosa non va: «Per l’ampliamento delle strutture ricettive e alberghiere ad esempio la possibilità di riqualificare dal punto di vista energetico e riqualificare il contesto ambientale è facoltativa. Anche noi tecnici abbiamo avuto inoltre grosse difficoltà a ricostruire il senso complessivo delle nuove norme che sono scritte in maniera molto complessa. Ci sono poi alcune “chicche”: si possono ad esempio ampliare sino al 50% le strutture ricettive per favorire il distanziamento fisico in era Covid e contestualmente si consente il cambio di destinazione d’uso dei seminterrati con altezza minima di 2.40 per realizzare attività commerciali e socio-sanitarie. […] Per quanto riguarda i centri minori dell’interno è consentita la realizzazione di strutture ricettive fuori dai centri abitati, in prossimità di fattori d’attrazione: quali siano questi fattori però non è chiarito nella norma. Nell’agro viene introdotta la possibilità di costruire su terreni di un solo ettaro, e non è più necessario essere imprenditori agricoli per poter realizzare volumetrie residenziali. Potete immaginare cosa potrebbe succedere in territori come Carloforte, Arzachena, Villasimius, Domus de Maria. Per noi questo testo non è emendabile, va cestinato: è sbagliato nel metodo, nella forma e anche nelle priorità...»

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