Zona arancione – Francesco Agus: «Declassamento inevitabile, ma in Sardegna misure che non riducono gli assembramenti»

«Di fatto non c’è alcuna possibilità che la Regione possa avere ragione in sede giudiziaria rispetto alle decisioni prese dal Governo. Quando il Ministro Speranza ha vidimato l’ordinanza che ha sancito il declassamento della Sardegna in zona arancione l’ha fatto sulla base di dati trasmessi dalla Regione senza errori. Il rispetto delle tabelle ministeriali fa si che la Sardegna, monitorata il 19 gennaio, sforasse gli indicatori di rischio. L’ISS spiega che se una regione presenta focolai all’interno di RSA e ospedali e contemporaneamente ha una percentuale di posti letto occupati in terapia intensiva superiore al 30%, automaticamente sarà classificata in rischio alto.» Emergenza Covid-19 – Francesco Agus, capogruppo dei Progressisti e componente della Commissione sanità in Consiglio regionale è intervenuto ai microfoni di Extralive mattina per fare chiarezza sui dati trasmessi dalla Regione Sardegna che hanno portato l’isola al declassamento in “zona arancione”. «L’inaugurazione dei posti letto a Sassari è successiva: il 19 gennaio non esistevano nemmeno formalmente. Una deroga concessa alla Sardegna si tradurrebbe in automatico in una deroga concessa a tante altre regioni che segnalano lo stesso problema. […] Il 20 gennaio la Regione era sicura di essere in zona arancione: ci chiediamo innanzitutto come sia stata possibile una reazione così timida. La cosa peggiore che si potesse fare è comunicare una cosa del genere 11 ore prima dell’apertura delle attività: ci sono ristoranti che avevano fatto la spesa, richiamato il personale. Si sono innescati diversi problemi francamente evitabili con un po’ di serietà. Questo tipo di classificazione è stata concordata con le regioni: non ci si può lamentare quando si supera il limite. Pensare che la Sardegna torni in zona gialla prima delle due settimane è difficile: questi limiti sono sanciti da una legge e il ministro non può derogare. Andrebbe cambiata la legge e ovviamente riguarderebbe anche tutte le altre regioni.»

«La zona arancione per la Sardegna potrebbe essere addirittura controproducente, perché il modo di vivere delle nostre comunità – è stato dimostrato durante le feste – non arresta gli assembramenti con la chiusura di bar e ristoranti: inoltre, le deroghe rendono totalmente inattuabile il blocco degli spostamenti tra Comuni. L’unica misura che rimane è la chiusura di bar e ristoranti, che con il nostro clima, a pranzo lavorano spesso con i tavoli all’aperto. Un caffè o un pranzo all’aperto è meno dannoso di un pranzo a casa. Forse sarebbe stato più utile ragionare su un inasprimento limitato nel tempo delle misure con l’obiettivo di uscire completamente dall’emergenza e trovarci in zona bianca tra due settimane. Il rischio ora è di soffrire per 15 giorni e poi ritrovarci comunque nella stessa situazione.»

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