L’altra faccia della città turistica: Cagliari tra attrazione e fragilità :: Un caffè a Radio X con Maurizio Memoli

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«La città si trasforma, e non sempre in meglio. Basta guardare una mappa: il centro è ormai ipercentrato sui visitatori, con prezzi alle stelle e residenti in fuga. L’overturismo stia cambiando spazi, equilibri sociali e vita quotidiana. Ma non è un destino ineluttabile: il turismo si può governare.»

Overtourism, affitti brevi e comunità che si indeboliscono. Maurizio Memoli, professore ordinario di geografia economico-politica all’Università di Cagliari, è l’ospite di Giuseppe Murru in questa puntata di Un caffè a Radio X, per un focus sui cambiamenti profondi che trasformano gli spazi urbani, le comunità e la vita quotidiana dei cittadini: “È un trend generale, non soltanto italiano o europeo, ma che riguarda tutte le città del mondo. Una traiettoria che porta i centri urbani a spostarsi dall’essere luoghi di produzione all’essere “luoghi di consumo”. Un cambio di paradigma che incide direttamente sullo spazio urbano: Il porto di Cagliari, che era il luogo dove arrivavano e partivano le merci, sta diventando soprattutto un porto passeggeri, crocieristico, turistico, legato al diportismo nautico.

L’aumento dei flussi turistici modifica in profondità la vita delle città e il nostro stesso modo di abitarle: “Ci sono città invase contemporaneamente da migliaia di turisti e questo modifica radicalmente il sistema urbano, anche il nostro modo di essere cittadini. Nasce così una nuova figura: i cittadini temporanei. Sono cittadino di Cagliari per due o tre giorni, ma quella temporaneità modifica gli equilibri, il paesaggio, lo spazio”.

Uno dei punti più delicati riguarda il tema dell’abitare: “Per decenni, l’Italia ha smesso quasi del tutto di costruire edilizia pubblica, e oggi la disponibilità di case è drammaticamente bassa proprio mentre cresce il mercato degli affitti brevi. Basta andare su un sito di affitti brevi e cercare un appartamento nel centro di Cagliari. Vedrete una mappa iper-centrata: tantissime case sono destinate ai turisti”. L’effetto è immediato: “La prima conseguenza è l’innalzamento dei prezzi, e a farne le spese sono soprattutto gli studenti. Oggi a Cagliari, trovare casa significa spendere 300, 350, 400 euro per una stanza”. Il risultato è una città che si svuota delle fasce più fragili: “Le categorie più deboli tendono a spostarsi verso la prima e la seconda cintura della città metropolitana, mentre il centro diventa molto caro e destinato ai turisti o alle famiglie più abbienti”.

Quando una città viene riprogettata pensando soprattutto ai visitatori, avverte Memoli, rischia di perdere proprio quel carattere che l’aveva resa attraente: “Vogliamo vivere come l’abitante, mangiare come l’abitante… e poi l’abitante non c’è più. È il fenomeno noto come “banalizzazione della località turistica”. Se mi ritrovo solo con altri turisti, mi annoio. Mi sembra un villaggio”.

Molti centri europei hanno iniziato a reagire, introducendo regole stringenti sugli affitti brevi: In tante capitali occidentali le seconde case non possono essere messe in affitto breve, ma solo in affitto lungo. Un modo per tutelare il patrimonio abitativo destinato ai residenti: “Non è una dinamica ineluttabile, ci si può fare molto”. A Cagliari, sottolinea Memoli, il processo è già evidente in diversi quartieri: “Castello, Villanova, Stampace: c’è una quantità di B&B enorme. Basta guardare i citofoni”. Il rischio maggiore riguarda lo sfaldamento della vita comunitaria: “Espelliamo dai quartieri la popolazione più debole, gli anziani soprattutto. Sono loro la memoria del luogo. Porre rimedio è possibile, ma serve consapevolezza politica e cittadina. E strumenti di monitoraggio. A Cagliari si è aperto da poco il Nodo della Rete Sette, un osservatorio sulle dinamiche del turismo. Cerchiamo di raccontare le storie che dal basso trasformano la nostra città”.

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