Archivio Mirella Mibelli :: Un caffè a Radio X con Mario Palomba: «Un’eredità da rileggere tra avanguardia, femminismo e contemporaneo»

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«Mirella Mibelli è una protagonista sottovalutata della scena artistica sarda, una figura centrale che oggi va riletta non solo come memoria, ma come lascito». Mario Palomba, promotore del progetto dell’Archivio Mirella Mibelli, è l’ospite di Ilene Steingut in questa puntata di Un caffè a Radio X. Con lui abbiamo parlato della storia di questa importante figura attiva nella scena cagliaritana degli anni Cinquanta e Sessanta, del seminario di studi in programma venerdì 16 gennaio 2026, alle ore 15.45 nella sala Conferenze della Fondazione di Sardegna a Cagliari, e del suo lascito, custodito all’interno della casa/studio dell’artista oggi sede dell’Archivio che ne promuove e valorizza l’opera, nel cuore del centro storico di Pirri, in un’antica dimora campidanese a due livelli. Uno spazio che si conserva ancora nella sua integrità di spazio di vita privata e lavoro, con gli arredi e gli oggetti di uso quotidiano insieme agli schedari, i cavalletti, le tavolozze, i libri d’arte, le fotografie, i blocchi di appunti e gli schizzi: «C’è un ricordo emblematico che inquadra la storia del movimento di quegli anni: lo Studio 58, con i cosiddetti “ribelli rivoluzionari” promossi da Tonino Casula e Brundu, che rompono con il figurativo del passato. In questo contesto emergono due figure femminili molto giovani: Rosanna Rossi e Mirella Mibelli. Mirella nasce a Olbia nel 1937 ma si trasferisce a Cagliari, che diventa la sua città, dove costruisce la sua vita e la sua carriera artistica e dove insegna al liceo artistico».

Fondamentale, nella sua formazione, è l’esperienza fuori dall’isola: «Frequenta a Salisburgo la scuola estiva di Oskar Kokoschka: lui rimane inciso per sempre nel suo linguaggio artistico e nella sua sensibilità. E poi a Roma, all’Istituto Zileri, diretto per un periodo da Toti Scialoja, entra in contatto con il mondo dell’arte internazionale, con l’espressionismo astratto e i primi segni della pop art. Segue questi maestri, ma poi personalizza tutto moltissimo». Accanto al profilo artistico, emerge quello umano. Palomba racconta il suo legame personale con la famiglia Mibelli: «Frequentavo quella casa che era una casa aperta, ospitale, piena di persone interessanti, artisti, musicisti». Un ambiente che ha segnato profondamente la sua generazione: «Mirella non ci parlava mai della sua arte, il suo talento era alle pareti. Ci ha fatto vivere in uno stato di grazia estetica che ci è rimasto dentro».

LA NASCITA DELL’ARCHIVIO: «Quando Mirella Mibelli muore nel 2015, nasce l’urgenza di fare qualcosa. La prima cosa che abbiamo fatto è stata uno stato di consistenza: abbiamo censito circa 1700 opere, rispettando l’ordine in cui lei le aveva lasciate, perché c’è sempre un senso in quell’ordine». Un lavoro che diventa la base per la costruzione di un catalogo ragionato. Il cuore del progetto è la casa-studio di Pirri: «È uno studio d’artista intatto, un luogo in cui entri in relazione con lei anche attraverso l’assenza. Vedi un disco di Stevie Wonder, vedi un oggetto che hai anche tu a casa, e si crea una familiarità con il vissuto di questa persona. È una catarsi, quando torni all’opera hai una lettura più intima. Abbiamo lavorato con l’Università di Cagliari, con Francesco Tedeschi della Cattolica di Milano, con ricercatori e studiosi di grande livello. Ora vogliamo portare fuori questi risultati: andare oltre la commemorazione e parlare di memoria come lascito». Ma il progetto guarda già avanti: «Abbiamo risorse per i prossimi due anni. Chiuderemo lo studio del catalogo ragionato e poi faremo mostre, convegni, attività di divulgazione. Anche fuori dalla Sardegna».

info / mirellamibelli.com / fondazionedisardegna.it

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