Sabato 13 giugno, dalle 17 alle 20 ai Giardini Pubblici di Cagliari, detenuti e operatori carcerari si raccontano
Saverio Gaeta è l’ospite di questa puntata di Un caffè a Radio X. Con lui abbiamo raccontato “Biblioteca Vivente” un’importante iniziativa, realizzata all’interno del progetto “Liberi dentro per crescere fuori”, finanziato da Fondazione Con i bambini con il patrocinio del Comune di Cagliari, promosso da Associazione Prohairesis in partnership con Elan Cooperativa sociale, nasce dalla collaborazione tra diverse realtà del terzo settore sardo: Casa delle Stelle, Panta Rei Sardegna, Exmè, Solidarietà Consorzio, Aragorn e a cura di ABCittà. Un format riconosciuto dal Parlamento europeo e atto a eliminare preconcetti, pregiudizi e stereotipi, che porterà cittadini e detenuti faccia a faccia in un’esperienza di ascolto e confronto.
Ospite di Sergio Benoni, Gaeta ha presentato il progetto realizzato all’interno di un percorso dedicato al rafforzamento delle relazioni tra genitori detenuti e figli minori nel carcere di Uta, sottolineando come letteratura, teatro e narrazione possano diventare strumenti capaci di incidere concretamente anche sul piano sociale: «Io credo che la letteratura, il teatro, il cinema siano dei veicoli incredibili per fare tante altre cose che non sono la cultura in senso stretto. Da questa convinzione nasce l’idea di portare la Biblioteca Vivente all’interno del carcere di Uta.» Il format, già sperimentato in numerosi contesti culturali, è stato adattato per coinvolgere direttamente alcuni detenuti e un’educatrice dell’istituto penitenziario: «Siamo entrati in carcere, abbiamo preso tutta la popolazione di carcerati maschi che potesse avere l’articolo 21 e gli abbiamo chiesto se volevano diventare libri umani. Non tutti hanno accettato, ne abbiamo avuti undici. Una donna ha voluto a tutti i costi partecipare, quindi siamo riusciti a portarla fuori dalla parte femminile. E per la prima volta in tutta Italia, questo ce lo dice ABCittà che gestisce la formazione, anche un’educatrice ha voluto partecipare. Quindi sono dodici libri umani».
A ciascun partecipante è stato chiesto di individuare e raccontare l’episodio più significativo della propria esperienza detentiva: «Gli abbiamo chiesto di raccontare un aneddoto che fosse veramente l’aneddoto principale della loro carcerazione, la roba che li aveva colpito di più. Qualcuno ha raccontato la nascita del figlio mentre era in carcere, qualcun altro il momento della carcerazione, qualcun altro il momento della presa di coscienza dell’essere fra quattro mura».
Durante l’evento, i visitatori potranno scegliere uno dei “libri umani” da un catalogo e ascoltarne la storia in un incontro individuale della durata di venti minuti: «Il lettore che arriva e prende il tagliandino sceglie il libro umano su un catalogo di libri che noi abbiamo. Scelgono il loro libro in base al titolo e se lo trovano seduto con il loro titolo a fianco. Si mettono in fila e per venti minuti hanno un faccia a faccia con lui. Il valore più profondo dell’iniziativa risiede proprio nell’incontro diretto tra due persone. «È il legame, Sergio, il cum partecipare. Certe volte ti rendi conto che la persona che hai di fronte, non un carcerato come una parolona, ma una persona. È diverso dal racconto dal palco durante una presentazione di un libro».
L’obiettivo è infatti superare le etichette e restituire complessità alle storie individuali, senza partire dal reato commesso ma dall’esperienza umana: «Noi per esempio non chiediamo il motivo della carcerazione. Il formatore non lo deve chiedere perché diventa un preconcetto».
L’appuntamento con la Biblioteca Vivente è per sabato 13 giugno, dalle 17 alle 20 ai Giardini Pubblici di Cagliari. Un’occasione per ascoltare storie spesso invisibili e mettere in discussione immagini stereotipate del mondo carcerario attraverso la forza del racconto e dell’incontro diretto.
info / Associazione Prohairesis
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