L’ascolto come punto di partenza, la partecipazione come metodo, l’idea di uno spazio culturale che sia prima di tutto una piazza aperta alla città: in uno speciale radiofonico dedicato a “EXMA – What’s Next?”, ai microfoni di Radio X abbiamo raccontato le due giornate di incontri e tavoli tematici organizzate dalla nuova gestione dell’Exma di Cagliari per raccogliere idee, proposte e desideri sul futuro del centro culturale.
Ne abbiamo parlato in studio con Sergio Benoni insieme a Giulia Muroni, Martina Benoni, Benedetta Mariani e alcuni dei partecipanti all’iniziativa, raccontando in diretta il percorso avviato per costruire il nuovo volto dell’Exma.
L’evento rappresenta il primo atto pubblico del nuovo corso affidato al Consorzio Cloe attraverso il modello del partenariato speciale pubblico-privato, una formula che vedrà soggetti privati e amministrazione comunale collaborare nella gestione dello spazio per i prossimi venticinque anni: «Prima ancora di presentare programmi e calendari, la scelta è stata quella di fermarsi ad ascoltare. Partiamo con un gesto che è un gesto di ascolto, di dialogo», ha spiegato Giulia Muroni, sottolineando come il confronto con cittadini, operatori culturali e associazioni sia stato considerato il punto di partenza indispensabile per immaginare il futuro dell’Exma.


Per farlo sono stati organizzati quattro tavoli tematici, costruiti non attorno ai singoli linguaggi artistici ma a grandi temi trasversali capaci di coinvolgere pubblici diversi: accessibilità, spazio pubblico, comunità e programma culturale. Il metodo adottato ha privilegiato il lavoro pratico e la partecipazione diretta con domande semplici a guidare il confronto. Tra queste, una in particolare: «Qual è il tuo desiderio rispetto a questo luogo?». Un interrogativo da cui è nato un grande lavoro collettivo che ha prodotto parole chiave, visioni e proposte destinate a diventare una bussola per la futura programmazione.
Uno degli aspetti più apprezzati dagli organizzatori è stata la varietà delle persone coinvolte: accanto agli addetti ai lavori hanno infatti partecipato studenti, residenti del quartiere, giovani e anziani che hanno accolto con entusiasmo l’obiettivo dell’iniziativa: trasformare il centro culturale in uno spazio vissuto quotidianamente e non soltanto durante gli eventi; un luogo di incontro tra generazioni diverse, capace di ospitare cinema all’aperto, concerti, laboratori, attività per famiglie e momenti di socialità spontanea.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al ruolo dell’infanzia e della formazione. Le attività rivolte ai bambini infatti possono diventare uno strumento per coinvolgere anche le famiglie e avvicinare nuovi pubblici alla cultura: «Questo è il luogo in cui Tuttestorie ha preso vita per tante edizioni, quindi possiede già una chiara impronta legata alle famiglie e all’infanzia. Da qui emerge la nostra attenzione alla formazione: non una formazione rivolta solo ai bambini di tutte le età, ma un obiettivo che abbiamo definito “accorciare il tragitto”. Come si accorcia il tragitto per arrivare all’Exma? I bambini non si muovono da soli, qualcuno li accompagna. Ci sono certamente i genitori meravigliosi che abbiamo conosciuto tramite Tuttestorie, felici che i loro figli possano vivere la creatività. Tuttavia, esistono anche contesti che non conoscono l’importanza della creatività e il valore sociale dell’incontro nell’età dello sviluppo. Dunque, pensando alle attività formative abbiamo deciso di rivolgerci non soltanto all’infanzia, ma alle famiglie nella loro totalità.»
Un altro tema centrale è stato quello dell’accessibilità. Benedetta Mariani ha coordinato il tavolo dedicato a questo argomento, affrontandolo in una prospettiva ampia che comprende non solo l’abbattimento delle barriere fisiche, ma anche quelle cognitive, sensoriali e sociali: “Come possiamo rendere l’EXMA un posto aperto a chiunque e dove tutti si sentano accolti?” è stata la domanda che ha guidato il confronto. Dall’idea di spazi per lo studio a quelli per il gioco, dalle attività per anziani alle iniziative dedicate ai bambini, il filo conduttore è stato quello di costruire un luogo in cui ogni persona possa trovare il proprio spazio: «Abbiamo discusso di accessibilità intendendola a trecentosessanta gradi: cognitiva, sensoriale e sociale. Vogliamo che l’Exma sia uno spazio in cui chiunque possa trovare un proprio spazio in cui vivere le proprie passioni in serenità. Pensiamo a un luogo dove gli studenti possano preparare gli esami, gli anziani ritrovarsi il pomeriggio e i bambini giocare e sfogarsi in sicurezza. Vogliamo costruire un ambiente che non intimidisca, ma che al contrario abbracci le persone a prescindere dalla loro provenienza. Oggi l’accessibilità è un tema cruciale per la vita sociale: le cronache ci ricordano spesso come molti spazi museali cittadini non siano ancora pienamente attrezzati per accogliere le persone con disabilità. Noi stiamo lavorando intensamente per superare queste barriere. Abbiamo già fatto un importante lavoro preliminare insieme alle associazioni per mappare e migliorare l’accessibilità fisica della struttura. Tuttavia, siamo convinti che l’inclusione non sia fatta solo di percorsi, rampe e ascensori a norma: è prima di tutto l’anima e l’accoglienza profonda che vogliamo far respirare all’interno del centro.»
Sul fronte della relazione con il territorio, Martina Benoni ha evidenziato la necessità di far sì che le comunità possano abitare l’Exma anche al di fuori dei grandi eventi. Tra le proposte emerse figurano nuove aree d’ombra nel piazzale, connessioni Wi-Fi adeguate per studenti e lavoratori, attività dedicate al benessere come il Tai Chi, gruppi di lettura, cori spontanei e occasioni di incontro capaci di favorire la nascita di nuove relazioni: «Nei tavoli di lavoro è riemerso un bellissimo ricordo che mi fa piacere condividere: quello di “Laboratorio Cinque”, organizzato dieci anni fa proprio all’Exma dal nostro indimenticato amico Gianluca Floris. In quell’occasione Gianluca convocò gli ultimi grandi Stati Generali della cultura e dello spettacolo di Cagliari, riunendo tutti gli operatori in un momento di grande fermento e speranza. Fu un esperimento profondamente democratico, in cui ciascuno aveva a disposizione cinque minuti per intervenire, e rappresentò un vero punto di ripartenza per la città. Quello che stiamo cercando di costruire in questi giorni si ispira a quell’energia: un’iniziativa forse più contenuta, ma viva, fondata sulla partecipazione spontanea e aperta non soltanto ai professionisti del settore, ma a tutti i cittadini.»
Particolare interesse ha suscitato anche il tema della danza e del clubbing, considerati strumenti di aggregazione e creatività. “Creare dei luoghi per danzare” è stato uno dei desideri raccolti durante i lavori, insieme alla volontà di ospitare comunità già attive in città, dagli appassionati di tango e swing fino ai gruppi che utilizzano il movimento e la musica come occasione di socialità.
Le idee raccolte durante “EXMA – What’s Next?” rappresentano soltanto il primo passo di un percorso destinato a proseguire nei prossimi mesi. L’obiettivo della nuova gestione è trasformare l’Exma in un luogo sempre aperto alla partecipazione, capace di accogliere proposte, costruire relazioni e diventare un punto di riferimento quotidiano per la vita culturale e sociale della città.
info / exma.earth
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