“Abito” e “abitare” sono vicini di casa. È da questa intuizione, arrivata durante una delle tante chiacchierate che hanno accompagnato la nascita del progetto, che prende forma la mostra “Calzelunghe, Cappuccetti e Camicie Prodigiose. Collezione Tuttestorie 2026”, uno degli appuntamenti centrali della 21sima edizione del Festival Tuttestorie, in corso all’EXMA sino all’11 ottobre. A raccontarla ai microfoni di Radio X, ospiti di Sergio Benoni, sono Catia Castagna ed Elena Iodice, due presenze storiche del festival, che per questa edizione hanno immaginato insieme un grande guardaroba da attraversare e, soprattutto, da abitare.
«L’idea è arrivata da una domanda di Nicoletta Gramantieri: “Ah, ma perché non abitiamo le storie?”. Da lì, racconta Elena Iodice, “si è accesa la nostra scintilla” e il progetto ha cominciato a prendere forma. Le pareti della Sala delle Volte dell’EXMA saranno rivestite con carte da parati che richiamano quelle degli armadi delle nonne, con la loro superficie un po’ vissuta, mentre al centro dell’installazione prende vita una vera e propria collezione di abiti. I tessuti saranno ricavati dalle illustrazioni di 62 libri, firmati da illustratori presenti in questa edizione del festival o nelle precedenti.»
Non si tratta però semplicemente di osservare una mostra. L’idea è quella di entrare fisicamente nelle storie e trasformare lo spazio in un’esperienza da vivere: dentro il grande armadio immaginato dalle due artiste, grazie ai testi di Nicoletta Gramantieri e alle musiche di Enrico Venturini, ogni visitatore potrà costruire un’esperienza personale, accompagnato dalla voce narrante di Catia e dalla presenza fatata di Donatella Cabras.
L’ingresso stesso diventa parte del racconto. Prima di arrivare all’armadio, bambini e bambine dovranno attraversare una soglia, percorrere uno spazio che li accompagna verso questo mondo altro: «Una volta dentro, ciascuno potrà trovare il proprio modo di stare nello spazio: come accadeva da bambini quando ci si nascondeva negli armadi, c’è chi si rannicchiava, chi si sdraiava, chi rimaneva in piedi tra i vestiti. La mostra parte proprio da questa memoria comune per trasformarla in un’esperienza nuova.»
A rendere ancora più personale il percorso saranno le cuffie, che permetteranno a ogni visitatore di costruirsi una sorta di bolla individuale, isolandosi dal contesto: «Non un’immersione costruita attraverso effetti speciali, ma attraverso la relazione tra il visitatore e lo spazio. “Non è l’effetto speciale, ma è il sentimento che io provo all’interno di quell’ambiente e come io posso entrare in relazione con quell’ambiente.»
Il tema dell’abito, che attraversa tutta l’edizione della rassegna, sarà poi il protagonista della grande festa finale di domenica, con una “Sfilata sfilacciata”: un invito a liberarsi dalle convenzioni e indossare proprio quell’abito che normalmente si guarderebbe nell’armadio pensando che sia “troppo” per andare a comprare il latte.
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