Un teatro condannato allo streaming – Intervista con Giancarlo Biffi

Quello della cultura è oggi un comparto “condannato allo streaming” dall’emergenza Covid-19. Ma cosa significa per il mondo dello spettacolo ritrovarsi a lavorare non più a contatto con il pubblico ma attraverso il filtro degli schermi, e quali soluzioni saranno adottate dal Governo per sostenere gli operatori del settore? Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive mattina con Sergio Benoni, Giovanni Follesa con Gianluca Floris, presidente di Asssolirica e con Giancarlo Biffi, regista, attore e autore teatrale: «Non è certamente la condizione ideale. Il teatro ha bisogno di un attore e di uno spettatore, dal vivo. Le altre formule sono dei palliativi, o sono altre cose. Il video prevede la mediazione del regista, di chi fa le riprese: non è lo spettatore a scegliere cosa vedere. È come guardare una partita di calcio dal vivo o in televisione, un problema che non si risolve certo con il “Netflix” del teatro. […] Oggi ci sono gli artisti delle grandi strutture e dei teatri pubblici che sono tutelati, ma esiste anche una massa di artisti che lavorano da liberi professionisti, che oggi sono in grande difficoltà. Quest’estate abbiamo fatto un lavoro enorme per tutelare gli spettatori e i numeri l’hanno dimostrato. Anche avere il 20% del pubblico per noi artisti sarebbe sufficiente: non possiamo togliere l’incontro, anche se con mascherina, anche se a distanza. Fortunatamente possiamo ancora provare, possiamo scrivere. Serve un progetto per le generazioni future, non per salvaguardare il passato. Un intervento visionario, ampio, che guardi al futuro che sarà. Non per chi c’è oggi, ma per chi verrà. Noi abbiamo avuto questi teatri da chi c’era prima di noi, e qualcuno ha lottato per le nostre conquiste. Serve aprire un dibattito e riflettere su ciò che sta accadendo a casa nostra.»

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