Dalle ceste di bambù alla burrida: la storia della Balena, anima di Cagliari :: Un caffè a Radio X con Cristiana Sedda

cristianasedda balena

Quella di Cristiana Sedda è la storia di una famiglia, di un quartiere e di una città che cambia. Una storia fatta di lavoro quotidiano, di padelle ereditate dal padre e di un’insegna che continua a raccontare quasi sessant’anni di cucina e vita cagliaritana: ai microfoni di Radio X, in compagnia di Martina Benoni, la titolare della storica trattoria “La Balena”, ha ripercorso con emozione e autenticità la storia di un locale che è parte della memoria gastronomica della città.

La Balena nasce nel 1967 come una scommessa di suo padre, artigiano con una fabbrica di ceste in bambù destinate ai mercati: «Con l’arrivo della plastica e delle cassette industriali, quel mestiere, uno di quei mestieri che si possono definire scomparsi, non ebbe più futuro. Papà era bravo a cucinare, faceva le classiche cene con gli amici, e ha detto: perché no? Così aprì un piccolo locale a Giorgino, inizialmente chiamato “La Triglia d’Oro”.» Il nome attuale arrivò poco dopo, ed è legato a un soprannome: «Balena era il soprannome di mio babbo. A Cagliari ci si conosceva per soprannome. Era un uomo corpulento, e da lì è rimasto». Nel 1976 il trasferimento forzato da Giorgino, per la costruzione del porto canale, portò la famiglia prima in viale Sant’Avendrace e poi, nei primi anni Ottanta, nella sede attuale di via Santa Gilla, dove il locale si trova ormai da 46 anni ed è un punto di riferimento per chi cerca la cucina autentica cagliaritana, tra aneddoti e storie di quartiere che Cristiana racconta volentieri anche sui canali social: «Ho sempre avuto questa velleità di usare la pagina del locale come una sorta di famiglia. Tutto molto alla mano, molto semplice, non super leccato. Il primo video nacque quasi per smentire una voce: qualcuno era convinto che il ristorante avesse chiuso.» Da lì una serie di racconti che hanno avuto grande riscontro, nonostante la sua timidezza: «Io sono molto timida, non si direbbe, ma per me è anche un modo per sciogliermi».

Il legame con il ristorante è cresciuto nel tempo. Nata nel 1971, Cristiana ricorda soprattutto gli anni in via Santa Gilla e un aneddoto diventato quasi leggenda: «Eravamo famosi per non fare il caffè. Un cartello avvisava i clienti: niente primi, niente pane abbrustolito, niente pulizia del pesce e niente caffè. Eppure il padre, quando arrivavano amici speciali, li portava a casa per offrirlo, tra il panico organizzativo di mia madre.» La sua cucina resta profondamente legata alla tradizione cagliaritana: burrida, scabeccio e ricette “alla casteddaia”, rispettate quasi alla lettera. Ma un piccolo tocco personale non manca: «Nella burrida metto un cucchiaio di aceto balsamico. Poco, pochissimo, ma si sente».

ASCOLTA L’INTERVISTA