Dall’illuminazione delle piazze ai monumenti, la luce come parte integrante dello spazio urbano. A Un caffè a Radio X l’architetto lighting designer Michele Schintu.
«Noi di notte illuminiamo solo ciò che riteniamo importante, le parti non illuminate di una città diventano spesso quelle più degradate». La luce è un elemento determinante nel restituire valore, nella percezione degli spazi urbani e nel costruire il modo in cui le persone li attraversano e li vivono. Da questa riflessione prende avvio la conversazione con Michele Schintu, architetto specializzato in lighting design, ospite di Ilene Steingut a Un caffè a Radio X.
Non solo una questione tecnica o funzionale, l’illuminazione riguarda la qualità dello spazio pubblico: «Se una parte della città non è illuminata, non viene percepita come importante. Il buio contribuisce a creare vuoti urbani, zone marginali, aree che perdono identità e sicurezza. Piazze illuminate solo al centro, strade che cambiano drasticamente luce girato un angolo: quelli diventano i luoghi dell’impunità.»
Accanto alla luce funzionale delle strade, c’è poi l’illuminazione architettonica e monumentale, che costruisce il volto notturno della città: «Non illuminare un monumento, una facciata, una statua fa sì che di notte non vengano percepiti come parte del contesto cittadino». La città notturna, infatti, è diversa da quella diurna: cambia il modo di leggere gli spazi, le distanze, le relazioni tra pieni e vuoti: «La luce dà contesto, rendendo gli spazi più accoglienti, più suggestivi e ovviamente più sicuri». Una consapevolezza che in altri Paesi europei è strutturata da tempo: «In Francia le piazze, i monumenti, le facciate degli edifici più importanti sono sempre illuminati; in Italia, invece, manca spesso una visione complessiva: senza regole è un po’ un far west, perché la luce viene ancora vista come un’aggiunta finale e non come parte integrante della progettazione urbana.»
Oggi Schintu lavora con il suo studio e affianca alla progettazione un’attività costante di promozione della cultura della luce, anche attraverso associazioni e momenti di confronto pubblico: «Bisogna sensibilizzare amministratori e cittadini, far capire che la luce non serve solo per vedere, ma per valorizzare i nostri spazi e migliorare la qualità della vita». Un approccio che trova una sintesi concreta nel progetto di illuminazione della Porta dell’ex Regio Arsenale di Cagliari, vincitore del prestigioso LIT Lighting Design Awards 2025 nella categoria Heritage Lighting: «Con la luce ho voluto creare un racconto, puntando su un’illuminazione elegante e non invasiva, capace di accompagnare il monumento senza sovrastarlo. Quando si accende la luce per la prima volta su un’architettura è come darle una seconda vita».
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