Luciana Grosso al Festival Incipit: Zoran Mamdani, New York e il futuro della sinistra americana

Luciana Grosso al festival Incipit
Luciana Grosso e Laura Fois sul palco (Ph. Giulia Fo)

Al Festival Incipit la giornalista Luciana Grosso, intervistata da Laura Fois, ha presentato il suo libro su Zoran Mamdani, il giovane sindaco socialista che ha ribaltato gli equilibri democratici

«Io all’inizio facevo il tifo per Cuomo. Poi sono diventata una super supporter di Zoran Mamdani, con i pompon». È una confessione netta, quasi spiazzante, quella con cui Luciana Grosso racconta il percorso che l’ha portata a scrivere “Mamdani. Un socialista a New York“. Giornalista esperta di politica europea e statunitense, collaboratrice di Sky TG24 e autrice di newsletter e podcast, Grosso ha ricostruito la parabola del nuovo sindaco di New York, eletto a soli 34 anni dopo una campagna che ha ribaltato ogni pronostico. Un libro uscito il 24 ottobre, con un timing pazzesco, pochi giorni prima della vittoria definitiva di Mamdani, il 4 novembre.

L’idea del libro, però, non nasce da un’intuizione personale: «Sarò sincera e dirò che l’intuizione è stata del mio editore. Mi piacerebbe potermi vantare di questa idea, ma non è stata mia. Anzi, quando Mamdani vinse a sorpresa le primarie democratiche, sono rimasta delusa. Io pensavo, come moltissimi osservatori, che la scelta giusta fosse Andrew Cuomo». Un sostegno motivato dall’esperienza politica dell’ex governatore di New York, che aveva gestito lo Stato nei mesi della pandemia e che nel 2020 era al 78 per cento di popolarità a livello nazionale.

Eppure, proprio quello scetticismo iniziale diventa la chiave del libro: «Ho pensato che il mio non essere pregiudizialmente innamorata di Zoran Mamdani fosse un punto di forza. Non avrei scritto un peana o una lode sperticata, ma un libro che riuscisse a inserire Mamdani nella complessità della politica di New York e di questa fase storica degli Stati Uniti».

Il racconto nasce anche da un lavoro sul campo. Nei giorni immediatamente precedenti al voto, Grosso segue Mamdani per la città: «L’ho rincorso fisicamente per giorni». Una campagna segnata da problemi di sicurezza, minacce di morte e appuntamenti annunciati con un’ora o due di preavviso. E da un ritmo impressionante: «Faceva cinque comizi al giorno in cinque punti diversi della città».

Ma il cuore della vittoria, secondo la giornalista, sta altrove: «Si è parlato moltissimo della comunicazione social di Mamdani, dei suoi video bellissimi, dei mini film. Ma la vera genialata è stata usare i social per portare le persone fuori di casa». Una campagna “profondamente novecentesca”, fatta di strada, contatto diretto, canvassing: «Ho passato due ore con i suoi volontari: bussano alle porte, parlano con gli elettori, discutono». I numeri sono impressionanti: «Circa 100 mila volontari, un milione di porte raggiunte, un milione di elettori contattati. E Mamdani in prima persona, la settimana prima del voto ha attraversato a piedi Manhattan, dodici ore, incontrando migliaia di persone». Un metodo che, per Grosso, spiega tutto: «Nessuno vince perché è figo sui social. Votiamo qualcuno del cui messaggio, della cui faccia, della cui storia ci fidiamo».

L’elezione di Mamdani apre anche una riflessione più ampia sul Partito Democratico e sulla sinistra americana: «È lacerata fra due anime: da una parte quella socialista, che denuncia un surplus di ricchezza immorale e un surplus di povertà inaccettabile; dall’altra l’anima liberal, che punta sulla crescita economica e sull’iniziativa privata. Sono due visioni che si scontrano dal 2016, dalle primarie Sanders–Clinton».

In questo quadro, New York diventa un laboratorio politico: «Mamdani sta indicando una via di uscita a un Partito Democratico che è evidentemente in affanno. Se per tre volte Trump è stato ritenuto più credibile di candidati con curriculum imponenti, è evidente che c’è un problema di credibilità».

Il discorso si allarga poi all’Europa, a Trump e alla difficoltà dell’Unione Europea di incidere: «Trump ha dei modi molto poco urbani, ma quando dice che l’Unione Europea non riesce a incidere, un po’ sappiamo che è vero. Un progetto ambizioso e visionario, ma incartato su se stesso, che ha bisogno sempre di una crisi per esistere».

Accanto al lavoro giornalistico, Grosso racconta anche la nascita della sua newsletter “La spada nella roccia“: «È nata a seguito di una lite con mio padre. Un modo per spiegare l’Europa, tradurre la sua bizantinità nella concretezza delle decisioni, e creare una community. Una scrittura che nasce da una regola precisa: far raffreddare il cervello prima di scrivere, soprattutto in un tempo di scrolling compulsivo e disinformazione.» La chiusura dell’incontro è un invito diretto all’impegno: «Questo mondo ha bisogno di noi. Non importa se si tratta di cambiare un lampione o di mediare tra Russia e Ucraina. Buttare il cellulare, alzarsi dal divano e andare fuori nel mondo, perché il mondo ha bisogno di noi».

GUARDA L’INCONTRO SU YOUTUBE

ASCOLTA IL PODCAST


Scopri di più da RADIO X

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.