«Continuare a fare cose che non ti accendono è molto più rischioso che seguire ciò per cui senti di essere al mondo». È attorno a questa idea che si costruisce il racconto di Cristina Muntoni, ospite di Un caffè a Radio X ai microfoni di Giuseppe Murru. Un percorso fatto di studio, scrittura e ricerca, che attraversa il diritto, il giornalismo culturale e l’approfondimento dei miti, del sacro e dei simboli antichi.
Avvocata per quindici anni, Muntoni ci ha raccontato la sua storia che l’ha portata a guardarsi dentro e a scegliere la vita che le corrispondeva: «Mentre facevo l’avvocata scrivevo sempre di cultura per L’Unione Sarda, addirittura prima di laurearmi. Mi sono sempre occupata di temi legati all’elevazione spirituale, alla storia, ai misteri.» Al centro dei suoi studi c’è l’archeomitologia, una disciplina che intreccia archeologia, mito e antropologia simbolica: «È uno studio legato al simbolismo e al sacro. Quando non c’era la scrittura, i simboli erano il modo di comunicare qualcosa che aveva a che fare con il sacro». Un interesse che l’ha portata a lavorare su siti e luoghi della Sardegna antica, come i pozzi sacri e le Domus de Janas, oggi riconosciute patrimonio dell’umanità UNESCO. «Ne abbiamo circa 3.500, di cui molte decorate. Ora il riconoscimento sta già attirando un turismo che segue proprio i siti UNESCO».

Fondatrice dell’Accademia di arteterapia di Cagliari, Muntoni conduce incontri pubblici e percorsi di scrittura rituale: «Le persone vengono perché cercano risposte per la propria vita, vogliono darle una forma, vogliono accendere quel fuoco. […] Rispetto alla psicoterapia, dove il rapporto è a due, nell’arte terapia il rapporto è a tre: il terapeuta, la persona e l’oggetto artistico. Quello che conta è il processo, attraversare le emozioni attraverso un gesto creativo».
Al centro del suo lavoro anche il potere delle parole, tema del suo libro “Abracadabra. Il potere curativo delle parole tra mito, tradizioni e neuroscienze“, scritto insieme a un neuroscienziato e pubblicato dall’Università di Milano: «Le parole sono come il cibo: se mangi qualcosa di avvelenato ti avveleni. Le parole possono farti ammalare o guarire». Un lavoro che mette in dialogo tradizioni di cura e ricerca scientifica, mostrando come il linguaggio incida profondamente sul benessere.
In chiusura, uno sguardo sul tempo che viviamo: «C’è molta paura, una vibrazione di terrore. Ma il mondo è ancora pieno di bellezza e di meraviglia. Bisogna intercettare le cose belle. Cercare, come diceva Dostoevskij, quella la finestra da dove guardare ancora le meraviglie del mondo. Sentirci in salvo».
info / cristinamuntoni.com
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