«C’è un momento, a Tuttestorie, in cui la confusione festosa del festival sembra improvvisamente lasciare spazio a una stanza invisibile: succede al Baratto Poetico, l’incontro “uno a uno” ideato da Andrea Serra: una persona si siede davanti a uno scrittore, racconta qualcosa di sé legato al tema dell’edizione e riceve in cambio un foglio con una selezione di versi. Non lo so come accada, ma succede che le persone che vengono vogliono parlare con quell’autore lì e i versi creano uno spazio intimo sempre comunque, una stanzetta, una stanzetta invisibile». Bruno Tognolini è l’ospite di questa seconda puntata speciale di Un caffè a Radio X dedicata all’edizione 2026 del Festival Tuttestorie, in corso all’EXMA di Cagliari sino all’11 ottobre: «È una delle tante contraddizioni apparenti di Tuttestorie: un festival pieno di bambini, musica, incontri, bancarelle e voci che riesce allo stesso tempo a creare spazi di ascolto e intimità.»
Tognolini è una delle anime creative del festival: autore di riferimento della letteratura per l’infanzia, tra i creatori della Melevisione e autore dell’Albero Azzurro, ha mantenuto negli anni un forte legame con Cagliari e con quella rete che ha contribuito a trasformare Tuttestorie in un appuntamento di riferimento nel panorama nazionale dei festival dedicati ai libri per ragazzi.
Da 21 anni, la casa del festival è l’EXMA, uno spazio che Tuttestorie ha lasciato soltanto una volta, durante il periodo del Covid, quando gli spazi più grandi dell’Ex Manifattura permettevano di mantenere le distanze. «Per noi è casa. Un luogo che, proprio per la sua struttura raccolta, permette al festival di trasformarsi in un piccolo villaggio dove tutto accade contemporaneamente: gli incontri, i laboratori, la musica, le attività e le voci dei bambini. Tutto convive e compete nello stesso spazio, si disturba un po’, ma si rinforza anche». Tra i tanti fili, visibili e invisibili che attraversano il festival c’è quello dell’Ufficio Poetico, dove ogni giorno vengono raccolte e appese le frasi e le piccole poesie scritte dai bambini sul tema dell’edizione. Fogli che, accumulandosi, finiscono per diventare parte dell’allestimento stesso: «Se ce ne sono centinaia ogni anno, nell’archivio ne abbiamo decine di migliaia. Ve ne racconto una, che è arrivata proprio oggi: “A cosa serve la cravatta? La cravatta serve per entrare a lavorare nel Consiglio Regionale”».
Quest’anno il tema scelto è infatti quello dei vestiti. Un tema che il festival ha trasformato in un’occasione per interrogarsi sul rapporto tra abiti e storie. Perché i vestiti compaiono continuamente nella letteratura per l’infanzia: dai vestiti di Pippi Calzelunghe ai mantelli dell’invisibilità di Harry Potter, dai mantelli elfici di Frodo e Sam al vestito di carta di Pinocchio: «Le storie sono vestiti che noi indossiamo, come se uno la mattina guardando il suo armadio sta guardando una libreria e dice: “Oggi che storia mi metto?». Una metafora che apre anche una riflessione sul rapporto tra i più giovani e il modo in cui scelgono di presentarsi agli altri, tra identità, appartenenza e desiderio di essere riconosciuti.
E proprio da un vestito, o meglio da un filo, parte uno degli appuntamenti che apriranno questa edizione: mercoledì 7 ottobrre, alle 18, all’EXMA, il festival inaugurerà il suo programma con Maria Mezzo Mondo – Storia bambina e fiabesca di Maria Lai, un libro scritto da Tognolini 33 anni fa e oggi ripubblicato da AnimaMundi. Un appuntamento che diventa l’occasione per parlare dell’opera della grande artista di Ulassai e di quei fili capaci di mettere in relazione persone, generazioni e immaginari diversi: «Ho conosciuto Maria Lai nel ’90, in un progetto teatrale a Mira, vicino a Venezia. Abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato e dopo due anni le ho mandato questo raccontino che avevo scritto allora, Maria Mezzo Mondo, dove si racconta di una bambina che si fa una pettinatura con un ciuffo nero di fronte a un occhio e vede il mondo solo con l’altro occhio, che è il mondo della fantasia. L’ha letto e ha detto: “Ma questa è la mia storia, è la storia della mia infanzia”. Parleremo di lei partendo da questo libro, allargando all’opera di Maria Lai e ai fili e l’ordito che possono legare un quarantenne a una settantenne attraverso l’arte e che poi continuano a legare ancora in tutta la sua arte e fino ad arrivare ad annodarsi in questo festival di vestiti».
info e programma completo / https://www.tuttestorie.it
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