All’ISRE “A Journey is an Inventory” – Cento anni dopo, gli scatti di Luca Spano ripercorrono il viaggio di Lawrence

David Herbert Lawrence

Da venerdì 15 ottobre sino al 9 gennaio 2022 le sale del Museo del Costume di Nuoro ospitano la mostra fotografica “A Journey is an Inventory” di Luca Spano: un viaggio sulle tracce di D.H. Lawrence cento anni dopo il suo sbarco in Sardegna. L’esposizione, organizzata da APS DUE e dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE) ripercorre le tappe del viaggio descritto in “Sea and Sardinia”, libro diventato ormai un classico della letteratura. Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive con Sergio Benoni, Giovanni Follesa e con il fotografo Luca Spano: «Un progetto nato in maniera molto interessante, perché io non ho vissuto in Sardegna negli ultimi 20 anni. Al mio rientro da New York mi è stato proposto un lavoro su commissione, un progetto per immagini che ripercorresse almeno in parte le tappe del libro; un’interpretazione di quel viaggio che era anche parte di ciò che stavo vivendo, un rimettere in discussione una forma di identità che avevo lasciato, e ripercorrerla in un modo nuovo. Viaggiare è una cosa che fa scoprire cose su te stesso: guardare, vedere e cercare di capire ti mette sempre alla prova, ed è un po’ quello che ho cercato di fare anche in questa installazione fotografica per l’ISRE. Quando si viaggia, molto spesso, quello che ci si porta a casa non è un’immagine completa. Ci ricordiamo dettagli che riportano a profumi, a emozioni. Il titolo della mostra, “Un viaggio è un inventario”, racconta di tanti piccoli pezzetti che poi compongono in qualche maniera il mosaico dell’esperienza che si vive.»

Lawrence arrivò in Sardegna per caso. E proprio la relazione tra casualità e ricerca è il punto di partenza di quest’opera: «Lawrence nel suo libro parla moltissimo della luce in Sardegna; lui viene in pieno inverno, in gennaio, e trova una luce molto spesso cupa, ambrata, dorata, per Cagliari racconta una luce umida. Un discorso che a me è interessato parecchio e che io ho sviluppato con una luce molto debole, quasi sempre nelle ultime ore della sera. Molto spesso per noi isolani ciò che si conosce meno è quello che si ha sotto il naso…»

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