«Siamo purtroppo abituati a immaginare che la mobilità sia fatta solo da auto che si muovono o in misura minore da mezzi di trasporto pubblico. In realtà, quando parliamo di mobilità, parliamo di tutte le componenti, compresa anche quella pedonale che non è secondaria o non è integrativa rispetto agli altri sistemi di mobilità. Ricordo sempre una cosa: che in generale non esiste un bisogno di mobilità. Noi non abbiamo un bisogno di mobilità, noi non colmiamo un bisogno di mobilità. Noi quando ci muoviamo colmiamo dei bisogni diversi, che è il bisogno di andare a lavorare, a studiare, a curarci, ad avere socialità.»
Gianfranco Fancello, professore ordinario di trasporti all’Università di Cagliari, è il protagonista di questa puntata di Un caffè a Radio X dedicata a uno dei temi più sensibili per la città: la mobilità urbana, oggi più che mai sotto pressione tra grandi eventi, cantieri e trasformazioni in corso.
Ma cosa significa oggi ragionare sulla mobilità urbana? Dai modelli matematici degli anni Ottanta, pensati per fluidificare il traffico in città sempre più dipendenti dall’auto, si è passati a un approccio che tiene conto dei comportamenti umani: «Lavorare sul comportamento delle persone è fondamentale», sottolinea Fancello, evidenziando come oggi ingegneri, sociologi e psicologi collaborino per ripensare la mobilità non solo come infrastruttura, ma come sistema integrato. Quello della mobilità è un tema molto sentito nella città di Cagliari, alle prese con una fase particolarmente delicata: grandi eventi in arrivo, cantieri aperti, flussi in aumento: «Una città deve avere un modello di previsione della mobilità, con strumenti capaci di simulare scenari e anticipare criticità, oggi posso simulare cosa succederebbe se domani dovessimo chiudere via Roma… e vedere come si ripartisce il traffico».
Tra i nodi più urgenti quello dell’asse mediano: «Un’infrastruttura progettata negli anni Settanta, oggi incompleta e inadatta ai volumi di traffico attuali, priva di corsie d’emergenza e spesso teatro di incidenti che paralizzano la città. Non c’è giorno della settimana in cui non andiamo a leggere: blocco sull’Asse Mediano», osserva Fancello, proponendo come soluzione immediata il controllo della velocità: «Tutti vanno un po’ più piano ma tutti arrivano». Altro punto critico è via Roma, al centro del dibattito cittadino: «Il problema non è solo il progetto o la riduzione delle corsie, ma la funzione stessa dell’arteria, attraversata da un traffico che non le appartiene. Dobbiamo creare un’alternativa», afferma, rilanciando l’idea di completare il progetto originario dell’Asse Mediano per deviare i flussi di attraversamento e restituire via Roma alla città.
Infine, uno sguardo al futuro e alle abitudini dei cittadini: «Siamo dipendenti dall’auto, ma il cambiamento è possibile solo se esistono alternative reali. Le persone non scelgono questo mezzo perché amano spostarsi in macchina, ma perché spesso non hanno scelta. Da qui la necessità di politiche integrate: disincentivare l’uso dell’auto e contemporaneamente incentivare il trasporto pubblico. In questo scenario, la metropolitana leggera rappresenta una svolta: sarà un enorme servizio, soprattutto per la connessione tra rete ferroviaria e trasporto urbano. Il problema in generale in Italia è quello che spesso si disincentiva o si cerca di disincentivare un modo senza contemporaneamente incentivarne un altro.»
Il sogno per il futuro della città però è più ampio: «Una città in cui usare i mezzi pubblici non sia una rinuncia, ma una scelta naturale. Un paese misura il proprio livello di innovazione quando anche i ricchi usano i sistemi di trasporto collettivo. Ricordo un’immagine di Paul McCartney in treno, simbolo di una mobilità che diventa, prima ancora che tecnica, culturale.»
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