L’apoteosi di Pio Pacifico – Ilario Carta a Incipit

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L’amicizia, il riscatto sociale, le passioni che possono trasformarsi in ossessioni e una Cagliari popolare raccontata attraverso la lingua e le storie dei suoi quartieri. Sono questi alcuni dei temi al centro della nona puntata dell’edizione 2026 di Incipit, il programma condotto da Giovanni Follesa, che ha ospitato lo scrittore Ilario Carta per presentare il suo nuovo romanzo, “L’apoteosi di Pio Pacifico“, pubblicato da Arkadia Editore.

Il protagonista del libro è Pio Pacifico, un uomo di cinquant’anni che vive nel quartiere Marina di Cagliari. Un personaggio che nasce da un ricordo reale dell’autore e da un nome rimastogli impresso per oltre quarant’anni: «Da ragazzino lessi un articolo che diceva: “Un energumeno distrugge un bar in via Sonnino”. L’autore era il quarantaquattrenne Pio Pacifico. Il nome mi è rimasto impresso e da questo episodio è nato un personaggio che rappresenta quasi il contrario dell’immagine evocata da quell’articolo. Lui è Pio, è Pacifico, è pacifico anche troppo», spiega lo scrittore. Alto un metro e ottantacinque, sarebbe potuto diventare il leader naturale del quartiere, ma finisce invece per essere il più bullizzato di tutti. Una figura mite, incapace di imporsi, vittima delle prepotenze altrui e persino del tradimento della moglie. La svolta della sua vita arriva attraverso una passione che riporta molti lettori all’infanzia: il collezionismo degli album di figurine Panini. Quello che inizialmente è un semplice tuffo nei ricordi si trasforma progressivamente in una vera e propria ossessione. Pio comincia a cercare gli album della sua giovinezza nei mercatini e tra le bancarelle dell’usato, fino a inseguire il sogno di possedere il mitico album Panini del campionato 1961-1962: «L’idea sua era di recuperare tutti gli album che aveva collezionato da bambino. Un desiderio che lo porta però a investire tutti i suoi risparmi nell’acquisto di un pezzo rarissimo e costosissimo, scatenando la crisi definitiva del suo matrimonio. Da quel momento la vita del protagonista precipita: perde il lavoro, si ritrova a vendere oggetti e figurine in Piazza del Carmine e arriva a sfiorare la marginalità sociale.» Altro elemento centrale del libro è quello della lingua. Carta ha infatti costruito il romanzo utilizzando espressioni, ritmi e sonorità tipiche della parlata cagliaritana, in particolare quella del quartiere Marina: «La cosa che più mi attraeva è che in un romanzo si potesse scrivere così come si parla. Non la lingua letteraria tradizionale, ma quella quotidiana, viva, spesso ruvida e popolare dei quartieri cittadini. Una scelta che diventa anche un modo per raccontare la cagliaritanità da una prospettiva originale, quella di chi osservava la città arrivando dai paesi dell’interno.»

Nella seconda parte della puntata, dedicata ai consigli di lettura, lo scrittore ha invece presentato il libro a lui particolarmente caro: “Beatus Ille” dello scrittore spagnolo Antonio Muñoz Molina. Un romanzo ambientato sullo sfondo della guerra civile spagnola che Carta considera una lettura fondamentale della propria formazione: «Della guerra di Spagna ho letto tanto. La ritengo l’esperienza più emozionante a livello di idealità che possa essere stata presa a riferimento da parte di una generazione come la nostra

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