UN INDOVINO CI DISSE: IL FILM

A Cagliari una serata di raccolta fondi per il film tratto da “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani.

Filmati, letture e musica dal vivo per ripercorrere insieme la vita di Terzani
con il regista Mario Zanot, il giornalista Giorgio Pisano e la partecipazione di Giacomo Casti e Marco Noce.

Con Silvana Articolo e con il regista Mario Zanot in collegamento telefonico abbiamo parlato del progetto del film.

L’appuntamento è per questa sera, alle 21, al Cinema Odissea.

INFO:

http://www.unindovinocidisse.it/

https://www.facebook.com/unindovinocidissefilm/

“Un indovino mi disse è un film on the road, che ripercorre parte del viaggio che Terzani fece nel 1993 tra Vietnam, Laos, Cambogia, Birmania, Thailandia. 
1975. TT, corrispondente di guerra entrato illegalmente in Cambogia, sta per essere fucilato dai khmer rossi che lo hanno scambiato per una spia americana. Si salva con un gran sorriso.
Ritroviamo TT 17 anni dopo, mentre vaga per le strade tristi di Tokyo, tra sale di pachinko, love hotels e impiegati ubriachi. Il Giappone, l’apice della sua carriera di giornalista, è diventato il suo incubo.
Per guarirlo, il medico giapponese gli prescrive l’antidoto nazionale: il Prozac.
Istintivamente, TT cerca di salvarsi aggrappandosi alla profezia di un vecchio indovino di Hong Kong: ricordati, nel 1993 non devi volare, perché corri un gran rischio di morire. Il 1993 è alle porte e quella maledizione si trasforma in un’occasione per reinventarsi la vita. Per un anno, TT decide che farà il giornalista senza aerei.
Da Bangkok, col Prozac in tasca (non si sa mai), TT parte verso l’Asia più misteriosa. Il suo reportage sugli indovini gli fa incontrare personaggi picareschi, eroici, tragici; molti di loro ciarlatani capaci solo di speculare sulle debolezze umane.
Seduto tra le gomene di una chiatta malese, sta meditando di tornare a casa, quando scopre che l’elicottero sul quale sarebbe dovuto salire è caduto. Solo un caso?
In bilico tra materialismo e misticismo, il viaggio riprende. Quella gente, quegli odori e il tempo che ha smesso di correre, lo stanno guarendo.
Ad Hanoi, tra i fumi dell’oppio, TT incontra una donna. Bella, con la pelle bianchissima e una farfalla azzurra tatuata sulla spalla. Sogno, realtà?
Alla redazione dello Spiegel sono preoccupati per questo giornalista spaghetti che non si sa mai dove sia e vogliono licenziarlo.
Angela, la moglie, è in ansia. Grandi presenze, grandi assenze, è questa l’alchimia del loro rapporto, che dura da 35 anni. Ma questa volta, sente che TT le sta sfuggendo. Lo ritrova in Cambogia, tormentato dal ricordo del genocidio di due milioni di cambogiani perpetrato dai khmer rossi, che per anni si era rifiutato di ammettere.
Sarà Angela che lo aiuterà a sconfiggere questi fantasmi.
TT, zaino in spalla, riparte per l’inaccessibile triangolo d’oro e mette a tacere i suoi colleghi di Der Spiegel intervistando Khun Sa, l’inafferrabile re dell’eroina birmano, bestia nera dei servizi segreti di tutto il mondo.
Nel dicembre del 1993, TT comincia a meditare. Il suo maestro è un americano ex agente della Cia, scampato alla fucilazione da parte dei khmer rossi. Lo stesso rischio che aveva corso anche lui, come aveva saputo vedere il vecchio indovino di Hong Kong.
Con la confezione del Prozac intatta, TT ritorna a casa. Il suo vecchio cane Baoli sta morendo e soffre. TT gli dà il Prozac: Baoli si addormenta sereno e muore. Alla fine, a qualcuno quella medicina è servita.
Nei titoli di coda del film, vediamo TT vecchio e con la barba bianca, nella sua gompa tibetana tra le montagne toscane. Un altro indovino, questa volta della scienza occidentale, gli ha trovato un male incurabile. Ma quel viaggio nel cuore e nell’anima dell’Asia più profonda lo ha cambiato, dandogli anche a forza di vivere la sofferenza e accettare la morte come parte della vita stessa.”

 

 

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