«Senza memoria non riesci a costruire il futuro. Le città non devono essere tutte uguali l’una all’altra, è importante che quando una persona guarda uno scorcio della nostra città riesca a riconoscerla, possa dire “Questa è Cagliari”».
Ada Lai, autrice del libro “Sulle rotaie di Cagliari” è l’ospite di Ilene Steingut in questa puntata di Un caffè a Radio X, per un viaggio tra passato e presente che attraversa la città. Dirigente pubblica ed ex assessora, Ada Lai ci ha raccontato il suo percorso personale e professionale, profondamente intrecciato con la città. Un’esperienza maturata tra servizi sociali, cultura e trasformazioni urbane, cominciata in anni in cui le politiche sociali si chiamavano ancora “Beneficenza” e molti servizi dovevano essere costruiti da zero: “Ho percorso tante storie della nostra città: il sociale, anche il cambiamento culturale della città, la cultura e il turismo. Tutto quello che, in realtà, riguarda la vita della gente. E la vita della gente mi ha cambiato la vita perché, indubbiamente, parlare e pensare a che cos’è la vita della gente ti fa capire che la tua è una piccola vita che, tutto sommato, va bene se è fatta insieme agli altri, per gli altri.”.
Il libro nasce dall’incontro con il collezionista Gianfranco Peri e dalla sua raccolta di cartoline d’epoca: immagini che restituiscono una Cagliari di fine Ottocento e prima metà del Novecento, osservata attraverso il filo concreto e simbolico dei tram: “È stato un colpo di fulmine, in quelle immagini ho ritrovato una città amata e vissuta, ma anche un patrimonio di storie da riportare alla luce. I tram sono un filo narrativo che unisce quartieri, trasformazioni urbanistiche e vite quotidiane.”
Accanto alle immagini, emergono infatti i racconti delle persone: piccoli episodi che restituiscono il senso di una comunità. Dalla madre Francesca che prendeva il tram per andare a comprare il ghiaccio al mercato di San Benedetto, alla bigliettaia che permetteva agli operai di pagare il giorno dopo: “Pensate che società familiare che c’era allora, rispetto a quella di oggi, in cui siamo numeri ovunque”.
Il tema della memoria attraversa tutta la conversazione e si allarga al futuro della città: “Innovazione e passato devono procedere insieme. La memoria conserva quell’identità che è importante per una città”. Un’identità che, secondo l’autrice, oggi rischia di affievolirsi, insieme a una visione complessiva della qualità della vita urbana. In chiusura, un ricordo personale che diventa collettivo: “Quel venticello che ti entrava dal finestrino, seduta in quei sedili di legno è qualcosa che ti rimane per sempre”.
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