Pendolarismo, parcheggi e PUC, un caffè a Radio X con Mauro Coni: «La città deve tornare alle persone, non alle auto»

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«Gli ingorghi iniziano perché… ci sono tante macchine». Mauro Coni, professore di Trasporti all’Università di Cagliari ed ex assessore alla viabilità del Comune, non gira attorno al problema: il traffico è un fenomeno complesso, fatto di scelte urbanistiche, comportamenti quotidiani, infrastrutture nate per altre epoche e un pendolarismo che ogni mattina riversa sulla città decine di migliaia di auto. Con lui, ospite di Ilene Steingut per un’analisi sulla mobilità cittadina ai microfoni di Un caffè a Radio X, abbiamo fatto il punto su cause, responsabilità e possibilità di intervento su uno dei nodi più discussi della vita urbana.

Pendolarismo, età media e “traffico parassita”: «Arriva dalle cittadine accanto a Cagliari… dove per motivi di costo della residenza si sono trasferiti molti giovani e molte famiglie». Il lavoro, però, resta in città, e questo crea un pendolarismo quotidiano che affolla gli accessi già dalle prime ore del mattino: «A complicare la situazione intervengono la promiscuità tra pedoni, ciclisti, autobus, auto, mezzi pesanti e la miriade di piccoli furgoncini delle consegne a domicilio.» Un altro fattore è demografico: «La popolazione invecchia e i riflessi diventano più lenti», e questo si traduce in più incidenti e rallentamenti.

Falsi miti e abitudini che cambiano – Coni smonta alcuni dei “miti duri a morire” sulla mobilità cagliaritana: «Va bene creare parcheggi, ma dove farli, come farli? Prendiamo l’esempio di via Roma e dei tanti spazi auto disseminati nella zona portuale: piccoli e discontinui, che generano traffico parassita. Sarebbe molto più intelligente un parcheggio in prossimità, da cui poi muoversi a piedi. L’ubicazione dei parcheggi va ad attrarre tantissimo traffico di macchine che vanno a parcheggiare e quelle macchine lì stanno a girare, fanno il 30 percento del traffico parassita.»
Lo stesso per il Poetto: «La gente parcheggiava dentro la spiaggia, sopra la spiaggia, sui muri, dappertutto. Adesso no». Un cambiamento che per Coni è il risultato di scelte coraggiose: «Se non ci fosse stata una tenacia di un’amministrazione che l’ha voluta…».

“La città non è chiusa alle auto: è aperta alle persone” – Negli anni Sessanta e Settanta le strade erano progettate “per le macchine”. Oggi, sostiene Coni, la prospettiva è cambiata: «I nostri bisogni sono bisogni di relazioni… gli spazi urbani li vogliamo per incontrarci con le persone». Il che significa pedonalizzazioni, marciapiedi più larghi, strade più sicure: «Non è chiuso al traffico: è aperto ai pedoni, è aperto ai cittadini».

Il nuovo Piano Urbanistico del Comune, un passaggio necessario: «La modifica di quelle regole, che arriva dopo 25 anni, è assolutamente necessaria». La novità principale è la micro-progettazione diffusa: «L’investimento più importante del PUC è aver individuato una miriade di piccole azioni. Non i grandi assi, i grandi tunnel». E il traffico in ingresso rimane la sfida più urgente: «Cagliari ha 150.000 abitanti e 130.000 macchine… il problema vero sono le 180-200 mila vetture che arrivano dall’esterno». Per questo Coni insiste sulla necessità di puntare sui mezzi pubblici: «Sulla direttrice Oristano–Cagliari arrivano ogni giorno 40-45mila vetture… c’è il treno: si arriva in 40 minuti, ma arrivano 2.000 persone. Una sproporzione che non può sostenersi». Ed è proprio sulla dimensione sociale della mobilità che Coni chiude il suo ragionamento: «I nostri bisogni sono bisogni di relazioni. Gli spazi urbani li vogliamo per incontrarci con le persone».

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