Ripensare Sant’Elia: spazi pubblici, connessioni e futuro urbano :: Un caffè a Radio X con Francesca Rango

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«Sant’Elia è un quartiere nato con una bordatura fisica molto forte, soprattutto infrastrutturale, che non ha permesso un’interconnessione con il resto della città. La prima considerazione è stata chiederci come fare in modo che questo pezzo di città potesse dialogare con Cagliari, attraverso percorsi pedonali, connessioni e una diversa lettura degli spazi».

L’architetta Francesca Rango è l’ospite di Ilene Steingut in questa puntata di Un Caffè a Radio X per un approfondimento sull’importanza dei lavori negli spazi pubblici e su quelli in corso nel quartiere Sant’Elia.

Architetta dello studio Casciu, Rango ci ha raccontato un intervento complesso, che riguarda un’area vasta e delicata della città di Cagliari, dagli spazi aperti del complesso del Favero fino alla continuità con il Parco Nervi e la passeggiata di Su Siccu: «Sant’Elia è un quartiere segnato da una forte separazione fisica. Lavorare sugli spazi aperti significa ancorarsi sia ai sistemi insediativi, cioè a ciò che esiste, edifici, strade, manufatti, sia ai sistemi ambientali, come il lungomare e il parco». Un lavoro che non punta a “costruire identità”, ma a offrire strumenti di orientamento e di uso quotidiano: «L’identità del quartiere non la costruisce l’architetto, può però creare sistemi di riferimento, caratterizzando le zone con materiali, colori e funzioni diverse». Nel racconto emerge anche la complessità operativa di un progetto che interviene in un contesto segnato dal degrado e dalla confusione degli spazi: «I percorsi pedonali non esistono, sono promiscui, pedonali e carrabili insieme. È stato necessario ripensare tutto, senza fermarsi allo stato delle cose».

Accanto al racconto su Sant’Elia, l’intervista si allarga al mestiere dell’architetto e alla sua dimensione quotidiana. Per Rango ogni progetto è un’occasione di scoperta: «Ogni volta che affronti un progetto è un mondo nuovo, anche se sei del posto. Cambiano il committente, il target, l’obiettivo. Ogni progetto è conoscenza». Un approccio che si nutre anche di un’attenzione particolare ai temi del welfare urbano: «Ho sempre molto a cuore gli spazi del benessere urbano, l’accessibilità, i servizi aperti alle persone. È una matrice che mi viene da un’impostazione che prescinde lo studio dell’architettura».

Nel dialogo trova spazio anche una riflessione sull’essere architetta donna, tra normalità professionale e resistenze ancora presenti nei cantieri: «Da donna la vivo uguale a un uomo. Ma chiaramente la percezione non è sempre questa. Tu lo vivi così, ma magari gli operai in cantiere no. Gli operai in cantiere ti chiamano signora, non ce la fanno a chiamarti architetto, architetta. Ma non è tanto sull’appellativo, è sul fatto che se arrivi con un collega guardano solo il maschio, e questa è una cosa che mi innervosisce molto. Non ti curar di loro e passa: continua a fare il tuo lavoro, fallo bene.»

Tra i progetti in corso in Sardegna, Rango cita sistemazioni paesaggistiche, sentieri e cantieri legati alla valorizzazione del territorio. E, in chiusura, una dichiarazione che riporta il discorso alla scala minima, ma forse più potente dello spazio pubblico: «Con dei gesti molto piccoli come una panchina, un albero, una seduta, si può fare tanto e generare grandi cambiamenti».

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