Sardegna Teatro, un caffè a Radio X con Massimo Mancini: «La cultura non è solo impresa, ma capacità di trasformare le geografie di un territorio»

«Il valore maggiore della cultura è quello che non puoi toccare: come migliora la qualità della vita, la consapevolezza, la capacità di analisi».

Massimo Mancini, direttore artistico di Sardegna Teatro, è stato ospite della puntata del martedì di “Un caffè a Radio X” per raccontare la nuova stagione che prenderà forma nei prossimi mesi, tra sperimentazioni, nuovi spazi e collaborazioni internazionali, a poche ore dalla presentazione ufficiale del cartellone, in programma alla Manifattura Tabacchi: «Andiamo avanti a trimestri, un po’ come si fa in Nord Europa, perché siamo costantemente alla ricerca di nuovi luoghi e nuove possibilità». Tra le novità più curiose c’è la trasformazione di una sala del cinema “The Space” in spazio teatrale: «È un test, ma potrebbe diventare una possibilità stabile. Nei centri commerciali europei spesso troviamo luoghi culturali: spazi che non solo prendono, ma restituiscono alla collettività».

La vocazione alla sperimentazione resta il tratto distintivo di Sardegna Teatro, che negli anni ha saputo coniugare produzione e ricerca, dall’esperienza di Macbettu – spettacolo che ha conquistato premi internazionali – fino ai nuovi progetti di giovani artisti. Tra le produzioni in arrivo, due residenze nate dalla collaborazione con un centro di Rotterdam, il ritorno di Nicolò Fettarappa con Borghesi e la regia di Caterina Filograno, e la performance “Cinema Impero” dell’artista Muna Mussie, pensata per un solo spettatore.

Accanto alla ricerca sui linguaggi, Sardegna Teatro porta avanti un lavoro dedicato ai più piccoli: «Abbiamo aperto una scuola per l’infanzia per dire che il teatro non è solo spettacolo, ma anche cura delle persone». Un impegno che trova spazio nel festival Trattini, curato da Valentina Salis e rivolto alla fascia 0-6 anni, quest’anno con un’attenzione particolare al tema dell’accessibilità e delle neurodivergenze.

In chiusura una riflessione sulla cultura come motore di trasformazione urbana e sociale: «Per creare nuove geografie, dicendo alle persone che gli spazi possono essere vissuti in modo diverso, accelerando processi di cambiamento naturali. La mobilità, i luoghi della città, il rapporto con i territori: la cultura entra in questi processi e li modifica».

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