«Nella vita ho bisogno di innamorarmi delle cose… e in effetti mi sono innamorato dell’arte». Efisio Carbone, storico dell’arte, curatore e funzionario dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, è intervenuto nella puntata di Un Caffè a Radio X curata da Ilene Steingut per raccontare il suo percorso segnato fin dall’infanzia dall’amore per la bellezza: «I miei genitori viaggiavano molto… si andava nei musei più grandi, si sceglievano le abbazie, le chiese più belle. Noi eravamo tre fratelli maschi, rompiscatole, ma loro ci portavano sempre dappertutto e di questo oggi devo ringraziarli».
Un amore coltivato attraverso gli studi: «Ai miei tempi c’era la facoltà di lettere con l’indirizzo artistico. Ho fatto quel percorso lì e poi la scuola di specializzazione in storia dell’arte e poi la Cattolica di Milano». Dopo borse di ricerca e diverse esperienze, l’arrivo ai musei sardi: «L’ISRE è un istituto di grandi dimensioni importantissimo… nasce nei primi anni ’70 ed è stato voluto da Lilliu, che è stato “padre” della Sardegna».
Il Museo della vita e delle tradizioni popolari è oggi un punto di riferimento: «Solo quello fa anche 50.000 visitatori l’anno. Quello che i le persone vedono dietro i diorami non è un mondo scomparso, ma ancora vivo. Quei paesi la cui preoccupazione più grande era una trasformazione e una perdita della conoscenza e dei saperi, hanno saputo invece resistere».
Sette anni di direzione del MACC di Calasetta hanno rafforzato in lui l’idea che «contemporaneo e tradizione entrano assolutamente in relazione». Le residenze da lui ideate hanno portato sull’isola artisti internazionali: «Calasetta è arrivata in mezzo mondo anche grazie al museo, un centro attrattore culturale che non fa economia per sé, ma fa economia intorno a sé». Sul coinvolgimento dei residenti, Carbone svela un piccolo trucco: «Bisogna creare delle trappole culturali per attirare la comunità locale. La chiave, spesso, sono i bambini: prendono la mano del papà e della mamma e li tirano al museo».
Guardando al futuro dell’ISRE, annuncia una linea chiara: «Aspettatevi grandi contaminazioni sui musei». Una delle prime direzioni sarà la tessitura: «La tessitura è un gesto di resistenza culturale e territoriale… c’è panorama enorme per parlare di tessitura contemporanea».
Alla domanda su quale artista sardo sceglierebbe per un viaggio ideale, risponde senza esitazione: «Forse partirei con Costantino Nivola verso New York». E aggiunge un suggerimento: «Lasciatevi contaminare ma non state però fermi sull’isola… La Sardegna è come la maga Circe, ci tiene qui, lontano da tutto. Prendete ispirazione e viaggiate per il mondo. Perché il mercato dell’arte va a cercare quelle caratteristiche irripetibili che parlano di piccole comunità».
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