Sabato 14 marzo l’Auditorium del Conservatorio di Cagliari ospita Giuditta Cambieri e Argentina Cirillo per la rassegna “Feeling Sounds”. Un esperimento di teatro totale dove l’accessibilità diventa la struttura portante dello show.
Il limite tra “chi sente” e “chi non sente” è spesso solo una questione di prospettiva. È questo il fulcro di “Più sordi di me”, lo spettacolo che Giuditta Cambieri porterà a Cagliari questo sabato nell’ambito di Feeling Sounds, progetto curato dall’Associazione On Air. In questa puntata di “Un caffè a Radio X”, insieme a Martina Benoni, l’attrice e regista romana ci ha raccontato come il silenzio e la Lingua dei Segni (LIS) possano essere motori di una comicità matematica e travolgente. Sul palco, insieme a lei, Argentina Cirillo, attrice sorda e sua ex allieva.
«Quello che accade è che siamo noi udenti ad avere difficoltà a capire i sordi».
Lo spettacolo nasce all’interno delle attività dell’Associazione On Air, impegnata da anni nella realizzazione di progetti culturali accessibili alle persone con disabilità uditive. «Sono spettacoli che nascono già dal momento della scrittura pensati accessibili, non sono spettacoli fatti per un pubblico “normale” e poi resi accessibili dopo. L’incontro con il mondo dei sordi è stato illuminante rispetto proprio a una modalità di comunicazione che tiene molto presente l’azione dell’ascolto».
L’origine di questo percorso artistico risale a oltre vent’anni fa, quando Cambieri insegnava recitazione a Cinecittà. In quell’occasione un aspirante allievo sordo si presentò più volte per iscriversi alla scuola, fino a portare un monologo tradotto nella Lingua dei Segni: «Quando questo ragazzo si è presentato in mezzo agli altri studenti è successo qualcosa di magico: si sono aperti i canali dell’ascolto. Tutti erano tesi a capire come ascoltare una persona sorda che cercava di ascoltare. Io stessa ho dovuto cambiare gli esercizi e ho capito che quella difficoltà era in realtà un valore aggiunto».
Da quell’esperienza nasce l’idea di trasformare la Lingua dei Segni in un vero linguaggio teatrale: «Ho capito subito che c’era una potenzialità molto comica rispetto ai misunderstanding tra la nostra gestualità e la Lingua dei Segni. I segni non sono gesti: sono codici verbali precisi, una lingua vera e propria». I primi esperimenti in scena hanno avuto una risposta immediata dal pubblico. «Vedevo le persone fuori dal teatro che rifacevano i segni. Le prime cose che imparano sono sempre le parolacce».
In “Più sordi di me” Cambieri divide il palco con l’attrice sorda Argentina Cirillo, con cui lavora da diversi anni. Il cuore dello spettacolo sta proprio nello scambio tra le due attrici e nella costruzione di una comunicazione che coinvolga contemporaneamente spettatori sordi e udenti: «La traduzione in scena non è una mera traduzione come al telegiornale. Dalla scrittura stessa dello spettacolo le battute e le interazioni permettono a sordi e udenti di capire nello stesso momento, perché la comicità è una macchina matematica: il ritmo e i tempi devono arrivare».
Lo spettacolo è accessibile in più modalità: interpretazione in LIS, sottotitolazione in tempo reale e voce, un sistema che permette a pubblici diversi di seguire la performance: «È un tipo di accessibilità che non riguarda solo le persone sorde, ma anche gli anziani con problemi uditivi o gli stranieri che magari comprendono meglio leggendo. È proprio un accogliere tutti con le proprie diversità». Alla base del lavoro dell’artista c’è anche una riflessione più ampia sul linguaggio teatrale e sul valore del silenzio: «Quello che insegno agli allievi è che la comunicazione parte prima dal corpo e poi arriva la voce. La voce è l’emissione del movimento interiore del corpo. Per questo nella recitazione le pause sono fondamentali: il ritmo è dato da suono e silenzio, come nella musica».
“Più sordi di me” andrà in scena sabato 14 marzo alle 21 all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari con ingresso gratuito.
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