Condividere il tempo, non lo schermo: a Cagliari il digital detox che crea comunità :: Un caffè a Radio X

detox socialclub

Un’iniziativa che nasce per creare occasioni di incontro offline, aperte a tutte le età, in cui il distacco dalla tecnologia non sia vissuto come privazione ma come possibilità. In questa puntata di Un caffè a Radio X insieme a Giuseppe Murru parliamo di “detox tecnologico” con Stefanie Tost e Parwanhe Frei, promotrici del Digital Detox Social Club negli spazi dell’EXMA di Cagliari. Un’idea che nasce dalla volontà di affrontare un tema sempre più attuale, proponendo spazi di socialità per provare a separarsi davvero dal telefono: «Gli incontri si sviluppano attorno a tre dimensioni – mani, mente e movimento – e lasciano sempre libertà di scelta ai partecipanti. Dai laboratori manuali, dove chiunque può portare quello che desidererà fare, agli spazi dedicati alla lettura condivisa, fino alle attività corporee e di danza. Non è obbligatorio fare qualcosa, lo proponiamo, è un’offerta.»

Accanto alle attività, emerge anche il valore della socialità semplice: giochi da tavolo, conversazioni, tempo condiviso senza mediazioni digitali. Un ritorno a pratiche quotidiane che, proprio perché rare, acquistano oggi un significato nuovo. La partecipazione, raccontano le ospiti, è trasversale: adulti, famiglie, bambini. E soprattutto, sorprendentemente, senza resistenze: «Ci sono pochissimi che sono lì e non vedono l’ora di riprendersi il telefono». Alla base del progetto c’è una visione più ampia, legata alla costruzione di comunità inclusive e intergenerazionali: «Ci interessa molto mettere le generazioni, le persone insieme per crescere insieme. Permettere a ognuno di trovare la sua dimensione… ci sembra un concetto vincente».

Il Digital Detox Social Club si inserisce nelle attività dell’associazione Teatro Botanico, con l’obiettivo di ripensare il modo di abitare gli spazi urbani e le relazioni. Un invito a fermarsi, a togliere il superfluo e a riscoprire il tempo condiviso: «Passiamo due ore nel qui e ora con noi stessi e con gli altri. Un gesto semplice, che diventa esperienza collettiva.»

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