Da Cagliari a New York – Un caffè con Giaime Lewis Spina: «La voglia di raccontare storie è solo l’inizio»

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Il suo lavoro più recente, il cortometraggio Two, One, diretto da Nicholas Dinner è stato selezionato al New York Shorts International Film Festival: il giovane attore cagliaritano Giaime Lewis Spina è l’ospite di Giovanni Follesa in questa puntata di Un caffè a Radio X per una chiacchierata sul suo percorso artistico, iniziato in città e proseguito nella Grande Mela, tra formazione, recitazione e cinema indipendente.

«Ho iniziato quasi per caso all’Akroama di Cagliari, quando un cartellone dedicato alle audizioni per Romeo e Giulietta mi ha spinto a entrare e provare. Sono riuscito a prendere il ruolo grazie alla mia prima insegnante di recitazione, Caterina Ghidini. Da lì è partita un’esperienza bellissima che mi ha portato a New York e ha aperto nuove possibilità. Sono riuscito a ottenere una borsa di studio dall’Italia, per proseguire la formazione cinematografica alla New York University e ho iniziato a lavorare con diverse produzioni indipendenti.»

Tra le esperienze più recenti c’è anche la partecipazione a “Il mostro”, la serie diretta da Stefano Sollima e distribuita da Netflix. Un’occasione che gli ha permesso di confrontarsi con un set di dimensioni molto diverse rispetto a quelli frequentati fino a quel momento: «Mi ha fatto capire quante dimensioni ci sono per una sola storia e mi ha dato la consapevolezza di quanto il lavoro dell’attore sia parte di un processo collettivo. C’è un villaggio che sta lavorando per noi e noi stiamo lavorando per tutti, per la stessa cosa, che alla fine è la scena, il film, la storia, il personaggio, e quindi ci aiutiamo a vicenda».

La curiosità lo ha portato anche dall’altra parte della macchina da presa. Studiare cinema, infatti, significava per lui comprendere meglio non soltanto la recitazione, ma anche la produzione, la fotografia e il funzionamento del set: «Due anni fa ho realizzato “Blu Disincanto”, cortometraggio indipendente presentato in diversi festival, anche a Venezia. A volte mi è venuto il dubbio di non dovermi incuriosire di questa cosa perché vuol dire che allora non mi sto concentrando su un’altra. Invece la cosa bella è che noi tutti possiamo essere tante cose e possiamo portare di più a tante cose diverse, e non per questo dobbiamo sacrificarne qualcuna: la curiosità, la passione, l’energia, la voglia di scoprire, di creare storie, di raccontare storie. Penso che racconterò storie per tutta la mia vita, è la cosa che mi piace di più e ogni persona che incontro durante il cammino mi aiuta a capire ancora meglio che storie voglio raccontare, come voglio raccontarle».

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