Cimeli e locandine deI cinema sardo degli anni ’60 e ’70: all’EXMA la mostra “Cinemanifesti”

Il manifesto del film "Dove volano i corvi d'argento" di Piero Livi

Oltre cinquanta manifesti e locandine, accompagnati da cimeli e memorabilia che ripercorrono la storia del cinema sardo degli anni ’60 e ’70: la Sala delle Volte del centro culturale EXMA, dal 16 dicembre al 26 febbraio ospita la mostra “Cinemanifesti”, a cura della Società Umanitaria – Cineteca Sarda, e organizzata in collaborazione con il Consorzio Camù. Da Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta (1961), a Una questione d’onore di Luigi Zampa (1966), Sequestro di persona di Gianfranco Mingozzi (1968), Barbagia di Carlo Lizzani (1969), Uomini contro di Francesco Rosi (1970), I protagonisti di Marcello Fondato (1971), Dove volano i corvi d’argento di Piero Livi (1977), a Padre Padrone di Paolo e Vittorio Taviani (1977), i film in mostra raccontano un’epoca che sembra lontana, anni in cui si girava nell’isola sotto i riflettori della cronaca nazionale (soprattutto nera e di costume).

Alcuni degli oggetti in esposizione all’interno della mostra

Ne abbiamo parlato all’interno di Extralive con Antonello Zanda, direttore della Cineteca Sarda e con il critico e storico del cinema Antioco Floris, a ridosso della giornata inaugurale prevista per venerdì 16 dicembre alle ore 18, all’interno della quale sarà proiettato nella sala conferenze dell’EXMA il film “Banditi a Orgosolo” che Vittorio De Seta girò nel 1961: «I manifesti sono tutti originali degli anni ’60 e ’70 che abbiamo raccolto grazie a una donazione del giornalista RAI Giovanni Sanna che in quegli anni seguiva la programmazione di questi spettacoli. Sarà una rassegna che mostra come il cinema di quegli anni restituiva la Sardegna di quegli anni. Sono tutti lavori di registi “di fuori”, tranne uno, “Dove volano i corvi d’argento” del regista Piero Livi. Una serie di film che abbracciano un arco temporale che va dal ’61 al ’77 e che hanno caratterizzato la narrazione della Sardegna in quegli anni, che tutti gli italiani hanno avuto modo di vedere e da cui emerge un’isola molto varia: dalle parodie e dalla spettacolarizzazione dell’eroe-bandito alla caricatura della sardità, a opere in cui l’ambientazione sarda è meramente strumentale per raccontare il conflitto culturale. Un quadro articolato che offre l’idea dello sguardo del mondo sull’isola.»

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