Nell’anno del maiale – intervista con Ivo Murgia

«I cinesi mangiano qualsiasi schifezza, almeno quanto i sardi. Io però non ho mangiato né frattaglie né teste di pecora, teste di anatra etc, che ho evitato con cura perché sono un po’ schizzinoso nel mangiare. Ho mangiato però la carne e il latte di Yak, che viene servito speziato, o il bambù fresco, quello che mangiano i panda, così come l’anatra alla pechinese che mi è rimasta nel cuore. Forse la cosa più buona che abbia mai mangiato.»

Che differenza c’è tra un turista e un viaggiatore? E chi sono “i banana“? La nostra inviata Cristina Marras ha cercato di scoprirlo in compagnia di Ivo Murgia, che nel suo ultimo libro “Nell’anno del maiale“, edito dal Cenacolo Di Ares, racconta un’esperienza di viaggio attraverso la Cina, esplorata con gli occhi di chi vuole immergersi dentro una cultura nuova, senza pregiudizi e con curiosità.

Un diario in cui tra luoghi ricchi di fascino, piccoli mercatini, usi e costumi locali, l’autore si interroga sul senso del viaggiare, ma anche sui problemi più concreti che è necessario affrontare durante un viaggio lontano da casa: «Io ad esempio ho uno scarsissimo senso dell’orientamento. Negli anni, viaggiando molto, ho imparato a conviverci, e sono riuscito a organizzarmi per fare fronte a questo problema. Nel libro svelo una serie di trucchi, come fotografare l’ingresso degli alberghi, con la scritta bene in vista. Se ti perdi in una parte del mondo in cui non si parla inglese e hai bisogno di tornare a casa, devi avere almeno una foto con il nome dell’albergo da mostrare a un tassista.»

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