A Un caffè a Radio X Silvia Marcis racconta il progetto di Sardegna Ricerche che lavora per riconoscere, tutelare e trasmettere il patrimonio immateriale dell’artigianato isolano. Al centro, la rassegna di incontri ospitata nello spazio Craft alla Manifattura Tabacchi di Cagliari.
«Di artigianato si sentiva l’urgenza di parlare in modo diverso, non in maniera tendente alla nostalgia o al voler pensare per forza alle cose che non c’erano più». Silvia Marcis ai microfoni di Un caffè a Radio X, intervistata da Sergio Benoni, ci ha raccontato i dettagli di Craft – Centro di ricerca e artigianato tra futuro e tradizione, progetto di Sardegna Ricerche nato come spazio fisico alla fine del 2022, orientato a superare una visione folkloristica dell’artigianato e riportarlo al centro di un discorso contemporaneo, capace di dialogare con l’innovazione: «Parlare di tutela della proprietà intellettuale significa parlare di contemporaneità e di strategie per gestire in maniera consapevole il futuro. L’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale ha studi e gruppi di ricerca che si occupano di saperi tradizionali. Il problema è che il focus è sempre stato rivolto al Sud del mondo, mentre il Mediterraneo è stato considerato un Occidente industrializzato, poco interessante dal punto di vista della tutela».
È proprio qui che Craft rivendica il suo ruolo pionieristico: dimostrare che l’artigianato sardo è un patrimonio vivo, appartenente alle comunità che lo custodiscono: «I disegni delle nostre tessiture e le competenze che si tramandano di generazione in generazione non sono in pubblico dominio. Sono un patrimonio di tutti, ma non appropriabile da tutti». All’interno della Manifattura Tabacchi di Cagliari, Craft diventa così un luogo di ricerca, esposizione e riflessione. Dopo tre anni di attività, Craft si apre ora ancora di più alla città con una rassegna di incontri avviata il 19 dicembre e destinata ad animare lo spazio per tutto il 2026. L’obiettivo è raccontare il lavoro svolto, ma anche interrogarsi sul futuro dei saperi artigianali. Un percorso che entra nel vivo con un importante appuntamento inserito all’interno della rassegna “Forme di Craft” dedicato all’arte dell’intreccio in programma oggi 6 febbraio 2026 a partire dalle 15.30, che coinvolgerà alcune tra le più esperte cestinaie della Sardegna: «Avremo Luigina Lorrai di Urzulei, ultraottantenne depositaria di saperi preziosi, Caterina Meloni di Sinnai, Rosalba Piras di San Vero Milis, Francesca Capula e Gavina Pinna di Castelsardo, Rosalba Soru di Flussio. Ogni artigiana lavorerà materiali diversi, asfodelo, giunco, raffia, mostrando non solo il risultato finale, ma anche la preparazione e la cura della materia prima.»
L’intreccio è infatti uno degli ambiti più fragili dell’artigianato isolano: «È probabilmente quello più a rischio di obsolescenza e di perdita di competenze. Per questo il nostro mantra è farci domande sulla contemporaneità e sul futuro. In un contesto segnato dalla globalizzazione, dove l’artigianato locale fatica a competere sul piano dei costi, la sfida diventa culturale prima ancora che economica. La miglior difesa è dare un nome alle cose. Se questo patrimonio resta nell’oblio, anche i giovani si sentono distanti». Da qui l’importanza della formazione e del coinvolgimento delle nuove generazioni, dai designer agli studenti. L’incontro, che sarà introdotto da un intervento della curatrice della rassegna Roberta Morittu sulla storia della cestineria in Sardegna, vedrà la partecipazione del direttore del Museo di Sinnai e lo svelamento di un’installazione realizzata da Lucio Aru e Franco Erre, pensata per tradurre in forma materica i concetti emersi durante la giornata: «Un modo concreto per ribadire che l’artigianato non è un residuo del passato, ma «un mondo vivo, con difficoltà, ma vivo, capace di generare nuove traiettorie.»
info / sardegnaricerche.it
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