«Oggi è il modo di essere molto originali, perché con l’intelligenza artificiale, con i computer, ogni persona può fare musica da casa. Ma dal vivo no. Io amo l’idea anche di essere effimero, che esiste solo una volta e poi domani sparisce».
È da questa riflessione sul presente della musica che prende avvio la conversazione tra Giuseppe Murru e il compositore francese Laurent Petitgand, ospite della puntata di Un caffè a Radio X, in un’intervista che attraversa cinema, creatività e dimensione umana del fare musica.
Con lui abbiamo ripercorso la sua storia, legata a doppio filo al cinema di Wim Wenders, con cui ha iniziato a collaborare quasi per caso grazie all’incontro con Solveig Dommartin, dando vita a un sodalizio artistico che attraversa un decennio, con film come Tokyo-Ga, Il cielo sopra Berlino, Così lontano così vicino e molti altri. Un percorso che si intreccia anche con la Sardegna e con Cagliari, città a cui è legato da quasi quarant’anni per motivi personali e artistici, e dove ha trovato nuove connessioni, come quella con il musicista Rinaldo Pinna, nato quasi per caso dopo aver assistito a un suo concerto a Cagliari: «Sono rimasto colpito non solo dalla musica, ma soprattutto dall’approccio umano del progetto, (Sonheros ndr) dalla capacità di coinvolgere anche musicisti non professionisti e di costruire un’esperienza collettiva più che puramente tecnica.» Un incontro da cui è nata una collaborazione che lo ha portato a lavorare a un adattamento di un brano di Pinna, arrangiato da Gigi Marras, che intreccia italiano e francese in un dialogo musicale che unisce sensibilità diverse ma profondamente affini.

Al centro dell’intervista una riflessione sul cambiamento del fare musica: dopo anni di lavoro in studio e in solitudine, oggi Petitgand sente l’esigenza del contatto diretto con il pubblico: «Sono stufo di lavorare da solo», racconta, rivendicando il valore del live come spazio irripetibile, “effimero”, in cui la musica esiste una sola volta e poi scompare. Un’idea che si contrappone alla produzione digitale contemporanea, sempre più accessibile ma, secondo lui, anche più standardizzata.
In chiusura, una riflessione sul rapporto tra musica e spiritualità, una presenza profonda nella propria esperienza artistica: «Con la spiritualità non ho problemi, mentre con la Chiesa un po’ di più. La spiritualità per me nasce anche da esperienze molto concrete: da giovane ero scout, cantavo in un coro, passavo molto tempo nella natura, tra la foresta e la montagna. È lì che ho scoperto una forma di bellezza che sento profondamente legata alla spiritualità. E la musica ne fa parte: appartiene alla bellezza del mondo e arriva a esprimere qualcosa che non si può dire né con le parole né con gli occhi. La musica parla di qualcosa che è, forse, spirituale».
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