“Dentro il grande gioco”: capire il mondo quando il mondo sembra impazzito :: Emilio Mola al Festival Incipit

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Emilio Mola con Lisa Ferreli al Festival Incipit (ph. Giulia Fo)

Non promette di spiegare tutto, ma di mettere ordine nel caos che stiamo vivendo: è da questa esigenza che nasce “Dentro il grande gioco”, il libro con cui Emilio Mola è stato ospite al Festival Incipit, intervistato da Lisa Ferreli di Sardegna che cambia. Un “manuale di sopravvivenza geopolitica per tempi confusi”, pensato per aiutare a leggere un mondo in cui le categorie con cui siamo cresciuti sembrano non funzionare più.

Il punto di partenza è semplice: la nostra idea del mondo, fatta di regole condivise, organismi internazionali, confini stabili, diritti e procedure, non corrisponde più al modo in cui il mondo reale si muove.

«Noi pensiamo che esistano delle regole, l’ONU che fa rispettare la pace, la Corte penale che arresta i cattivi. Poi guardiamo la realtà e vediamo che nulla di tutto questo accade. E allora nasce la confusione»

Per questo il libro prova a raccontare la geopolitica come un “gioco”: non perché sia un passatempo, ma perché ha regole precise, protagonisti, strategie e costi. «Il “grande gioco” è come una partita a scacchi: io ho provato a spiegare quali sono le regole, chi sono oggi i giocatori principali e quali mosse stanno facendo.» Da qui il percorso del libro: dagli Stati Uniti come potenza dominante alla Cina come sfidante, dal Medio Oriente come ferita mai rimarginata all’Africa come continente sistematicamente rimosso dallo sguardo europeo: «Noi europei siamo società post-storiche. Pensiamo a economia, diritti, pensioni, ambiente. Altri popoli vivono ancora nella storia: hanno missioni, ambizioni di potenza, visioni che non hanno nulla a che vedere con le nostre. La Russia non si comporta come una nazione: si comporta come un impero. E gli imperi non ragionano come noi.»

Il filo che attraversa tutto l’incontro è un invito scomodo ma necessario: smettere di pensare che il mondo sia come noi vorremmo che fosse e iniziare a guardarlo per quello che è: «Dobbiamo toglierci le lenti con cui guardiamo il mondo e provare a metterci nei panni degli altri. Non per giustificarli, ma per capirli. Perché senza comprensione non c’è nemmeno possibilità di scelta.»

E forse è proprio questo il senso più profondo del libro: non offrire certezze, ma strumenti. Non rassicurare, ma rendere più consapevoli. In un tempo in cui tutto sembra confuso, Dentro il grande gioco prova almeno a restituire una cosa rara: una mappa per non perdersi del tutto.

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