Alessandro Congiu è l’ospite di Ilene Steingut in questa puntata di “Un caffè a Radio X”. Grafico, fotografo, autore e stand-up comedian, ai nostri microfoni ha raccontato il filo che lega le sue diverse anime professionali e il suo percorso, che alcuni definirebbero atipico, passato dagli studi di architettura e sviluppato attraverso anni di ricerca tra linguaggi visivi, comunicazione e ironia: «Quando lavoro, tutte le idee nascono sempre dal collegamento di concetti, idee, parole che semanticamente sono molto distanti, però magari visivamente sono la stessa cosa, o hanno lo stesso suono. E quindi è questo che genera sia il doppio senso, chiamiamolo così, e la battuta, ma soprattutto anche la commistione dei concetti».
Cresciuto in una famiglia dove il padre coltivava la passione per la commedia e per il teatro in sardo, Alessandro si è affacciato sin da piccolo al mondo della comicità che negli anni ha espresso sia attraverso un blog satirico dedicato alla realtà locale cagliaritana, sia nella stand-up, movimento oggi in crescita grazie ai locali, al pubblico e alla diffusione di format dedicati sulle piattaforme digitali. Insieme a Massimiliano Puddu e Samuele Zucca oggi porta avanti “Comedivano”, format tra podcast e spettacolo live costruito su interviste improvvisate agli ospiti.
Ma c’è un legame tra comicità e progettazione grafica? «Non esistono compartimenti separati: il meccanismo della battuta e quello del design condividono la stessa struttura mentale, fatta di connessioni inattese e cortocircuiti visivi. Quanto più un collegamento è apparentemente inesistente tanto più l’effetto sarà stupefacente». Un approccio che negli anni gli ha permesso di costruire uno stile riconoscibile e un rapporto consolidato con i clienti del suo studio grafico. Ampio spazio viene dedicato anche al ricordo di Stefano Asili, maestro e figura centrale nella sua formazione: un percorso nato negli anni dell’università e proseguito nello studio del designer come un’esperienza fondata sulla fiducia, sul confronto e soprattutto sul gioco: «Quello che mi manca tantissimo del lavorare con Stefano sono proprio le battute».
Nella parte finale dell’intervista spazio alla passione per il cibo e per la fotografia, confluite nel progetto artistico “Gente mangiando”, confluito in una mostra che unisce fotografia, installazione, cucina e ironia e trasforma un gesto quotidiano in un’indagine sulla vulnerabilità e sull’imbarazzo: «Osservare qualcuno mentre mangia è un momento in cui si è vulnerabili, così come quando si è nudi».
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