Graziano Milia «L’occidente si sente imbattibile. È bastato un virus per dimostrarci il contrario.»

Quello che viviamo oggi è un momento storico inaspettato che mette a nudo le debolezze e la presunzione di una parte del mondo che pensava di essere intoccabile: Graziano Milia, oggi sulle pagine dell’Unione Sarda con un intervento riguardante l’Europa e il declino delle civiltà, è intervenuto ai microfoni di Extralive mattina per condividere una riflessione sulla società, la politica e l’economia dell’occidente, tra passato e futuro: «Quanto detto ieri da Christine Lagarde naturalmente non lo condivido. Vorrei fare notare però una cosa: è una persona che presiede una banca europea che non ha un potere politico alle spalle. Credo che non ci sia nessuna banca di queste dimensioni senza un potere politico unitario alle spalle: immaginate la Federal Reserve degli Stati Uniti se non avesse dietro la Presidenza, il Congresso, il Senato. Questo la dice lunga sul momento che stiamo vivendo. Abbiamo già vissuto pandemie sicuramente peggiori come “la spagnola”, come “l’asiatica” che alla fine degli anni ’60 fece solo in Italia 5000 vittime. Quello però era un mondo che aveva un po’ più di capacità nell’affrontare queste emergenze, oggi invece pare che abbiamo smarrito questa capacità.»

Un passaggio importante sull’inadeguatezza e sull’inconsapevolezza dell’occidente: «Quello che sorprende – non me – è l’incapacità mentale, non solo strumentale. Non si tratta solo dell’inadeguatezza dei sistemi politici o dei governi. Solo ieri lo stadio del Liverpool ha ospitato stracolmo di spettatori sugli spalti una partita degli ottavi di finale di Champions, con i tifosi che hanno festeggiato per le strade. Questo significa che c’è una grande inconsapevolezza delle donne e degli uomini, e c’è soprattutto in questa parte del mondo; quello che noi chiamiamo l’occidente democratico, o capitalistico, a seconda della dottrina politica o sociale che usiamo. Un mondo che mostra di non avere consapevolezza e di non avere umiltà, dimostrando di non rendersi conto che è parte del mondo e non è una parte “separata” dove niente può accadere. Da questo punto di vista credo che ci debba essere un ripensamento sul nostro essere. Pensate alle generazioni che ci hanno preceduto e che hanno “scavallato” l’anno 1000. Tutti pensavano che il mondo sarebbe finito, e invece così non è stato e il mondo è stato capace di rilanciarsi. Siamo invece arrivati al 2000 con la certezza che eravamo imbattibili, inavvicinabili. E ora, improvvisamente, ci ritroviamo nella depressione più totale.»

Un messaggio anche ai cittadini, che in questi primi giorni stanno dimostrando un buon impegno e un ritrovato senso di comunità: «Tenete conto che questi primi giorni di isolamento o auto-quarantena sono ancora sopportabili. C’è la novità, c’è un senso di responsabilità che è finalmente emerso. I prossimi giorni saranno quelli più pesanti. Stiamo calmi e approfittiamo per interrogarci su quello che non va: sul perché un’epidemia, che nella storia dell’umanità è quanto di più normale ci possa essere, ci lasci così completamente disarmati e impotenti, come se pensassimo che a noi non potesse capitare.»

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