Un autore che ha fatto dell’ombra, dei contrasti e delle atmosfere cupe la sua firma, e che ha costruito una carriera partendo da lontano: in questa puntata di Un caffè a Radio X, l’ospite di Martina Benoni è Daniele Serra, illustratore e fumettista di fama internazionale: «Sono quindici anni che lavoro come illustratore e fumettista, in maniera professionale, a tempo pieno. Ho iniziato collaborando con le case editrici più indipendenti, più sconosciute del Texas… degli Stati Uniti più oscuri». Passo dopo passo, progetto dopo progetto, arriva il salto: «Mi son creato un curriculum e ho iniziato a lavorare sempre più spesso». Fra le collaborazioni che segnano una vita, quelle con gli autori cresciuti con lui: «Stephen King, Clive Barker, Joe Lansdale… erano le mie letture quotidiane quando avevo 15-16 anni. Lavorarci insieme è stato emozionante, ma anche impegnativo: dovevo “splittare” il Daniele nerd fan dal Daniele professionista».
Prima dei romanzi, prima dei fumetti, prima dei premi c’era Daniele bambino: «Il mio ricordo è sempre io con una matita in mano. Sono sempre stato affascinato da questo mondo. Giotto in particolare è stata una folgorazione… soprattutto la parte dell’inferno del Giudizio Universale». Poi arrivano Bruegel, Giger, e naturalmente Dylan Dog, e l’estetica giapponese, da Tsukamoto ai manga: «Sono stati fondamentali per il mio percorso da artista». Una formazione culturale costruita con fatica, quando internet stava nascendo e trovare certi materiali non era facile: «C’erano le fanzine, le riviste… io recuperavo videocassette di film sconosciuti, fumetti che non si trovavano in Italia. Ero considerato particolare, perché avevo letture, visioni, ascolti diversi».
La parte tecnica non arriva dai percorsi tradizionali: «Sono un perfetto autodidatta». Perito elettronico, qualche anno di ingegneria elettronica: «Ho capito che non era la mia strada… nel mentre continuavo a disegnare. Ma ho iniziato a fare l’illustratore a trent’anni». Nessun liceo artistico, nessuna accademia: «Tutto quello che ho imparato è speso sulla mia pelle, in maniera empirica».
La Sardegna, racconta, ha una scena ricca: «C’è veramente una scena importante da molti anni… sia nel Cagliaritano che a Sassari. Da Bruno Enna a Bepi Vigna, Igort. L’insularità porta a un’urgenza di esprimersi». E il fumetto, per sua natura, rende possibile creare con poco: «Puoi fare un fumetto con una matita e un foglio… è quasi estemporaneo». Quando si arriva ai consigli, Serra è chiarissimo: «Il talento conta il 30 o il 40 percento… poi entrano in gioco altri fattori. Come il rispetto delle scadenze, la gestione del cliente, la capacità di non innamorarsi troppo dei propri lavori, quando si lavora su commissione. Ma soprattutto, una cosa: Bisogna andare per forza per step. Molti giovani vogliono subito arrivare a un punto finale». Alla fine, l’elemento decisivo resta sempre lo stesso: «Ci deve essere una passione sconfinata».