La Pantera a Cagliari, memoria di un movimento che cambiò una generazione – Un caffè a Radio X con Walter Falgio

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Walter Falgio ospite di “Un Caffè a Radio X”, ripercorre la storia della grande onda studentesca che attraversò l’Italia

Trentacinque anni fa gli studenti sardi, e con loro migliaia di altri in tutta Italia, scoprivano la spinta collettiva della “Pantera”, l’ultimo grande movimento universitario del Novecento. Abbiamo ripercorso quei momenti intensi con Walter Falgio, insegnante di storia e giornalista, ospite di Giuseppe Murru a “Un caffè a Radio X”: «All’epoca ero una matricola, ero arrivato lì per caso», racconta. Ma quel “caso” lo portò nel cuore di un movimento nato nel dicembre 1989 a Palermo, in opposizione alla riforma del ministro Ruberti: «Il pretesto era la riforma Ruberti… la riforma che da lì in poi ha costruito i sistemi di privatizzazione e di utilizzo di fondi non statali per il finanziamento delle università. Una prospettiva che gli studenti contestavano perché pensavamo che l’università dovesse essere un’istituzione pubblica finanziata dallo Stato con il rispetto dell’equità, dei diritti, dell’accesso libero».

Anche il capoluogo sardo fu investito da quell’energia: «I primi segnali si ebbero all’inaugurazione dell’anno accademico 89/90… ci furono striscioni, brusii, interruzioni. Da lì alle assemblee e alle occupazioni il passo fu breve: La protesta è durata sino a gennaio-febbraio del ’90… tre mesi importanti».
Fu un periodo formativo per un’intera generazione: «Il vero primo incontro con la politica, con la politica attiva… io all’epoca non sapevo cosa fosse un’assemblea». Tutto avveniva senza social, in un mondo analogico che però seppe inventare un proprio sistema di connessioni: «Il network di ragazzi utilizzò al massimo tutti gli strumenti disponibili… il nostro strumento privilegiato era il fax».

Quella storia non è andata perduta: «Le carte della Pantera del ’90 sono state acquisite dall’Istituto sardo per la storia dell’antifascismo… verbali, documenti interni, fax. Un lavoro di recupero, riordino e tutela che oggi rende quel patrimonio accessibile all’Archivio di Stato di Cagliari. Sono state riconosciute come bene culturale… si lascia una traccia a disposizione degli studiosi». Un patrimonio fondamentale non solo per ricostruire gli eventi, ma per capire la complessità di un’epoca: «Da lì inizia la ricostruzione di una nuova memoria, con un punto di vista che sarà quello degli storici del domani». Esistono già alcune tesi dedicate a quel movimento, anche se non a Cagliari. E Falgio lancia un appello diretto: «Prendetene atto, andate a consultarlo e capirete che cos’è stato quel movimento. Perché conoscere ciò che è stato può aiutare a costruire ciò che sarà».

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